La rapida diffusione della fotografia

Chi avesse detto, or sono parecchi lustri, che la scienza pervenuta sarebbe a così alto grado da rendere permanenti le immagini dei oggetti conservandoci per esempio con scrupolosa esattezza le impressioni fuggevoli di una burrasca, di un incendio, di una eruzione vulcanica, di una battaglia o quelle di un'eclisse non sarebbe al certo sfuggito allo scherno pubblico. (...) Chi sa dire quali progressi nel corso di un paio di secoli avrà fatto la fotografia od a quali sorprendenti scoperte avrà ella dato origine e quali applicazioni a pro dell'arte delle scienze e dell'umanità ne saranno l'immediata conseguenza! Chi può frappor limiti al cammino delle scienze? (Lavizzari Luigi, « I sensi e altre facoltà dell’uomo in confronto con quelle degli animali, Letture istruttive ad uso delle scuole e del popolo, manoscritto », [s. d.])

Il brano di Luigi Lavizzari è riferito alla presentazione ufficiale del procedimento fotografico di Joseph Nicéphore Niépce (1765-1833) e Louis Jacques Mandé Daguerre (1787-1851) a Parigi, il 7 gennaio 1839, al quale Lavizzari, allora studente alla Sorbona, presenziò. I due francesi illustrarono il procedimento della dagherrotipia, una tecnica che permetteva di produrre dei positivi non replicabili ottenuti dopo l‘esposizione della lastra in camera oscura.

La Gazzetta Ticinese del 6 settembre 1839 descrisse la relazione esposta a Parigi segnalando il grande interesse suscitato da queste tecniche. Come riportò il quotidiano “benchè la sessione non dovesse cominciare se non a tre ore, fino da un’ora dopo mezzodì il pubblico aveva invaso tutto lo spazio a lui riserbato e più che duecento persone erano raccolte nel cortile del palazzo dell’Istituto” (Gazzetta Ticinese, 6 settembre 1839).

Negli anni seguenti Niépce, Daguerre, Goddard, Bayard, Fox-Talbot, Herschel, Le Gray, Bingham, Scott-Archer e altri ricercatori affinarono le tecniche e i procedimenti fotografici, rendendoli più rapidi, duraturi e capaci di produrre delle copie.

Questa rapida evoluzione tecnologica favorì la diffusione della fotografia non solo nei campi scientifici, ma anche nella società: la fotografia si è “rapidamente introdotta nella pratica e non v'è arte, non v'è mestiere, non v'è insomma manifestazione dell'umana attività dive essa non porti un ajuto sommamente utile ed efficace” (Vogel Hermann Wilhelm, Gli effetti chimici della luce e la fotografia nelle loro applicazioni, Fratelli Dumolard, 1876).

I pionieri della fotografia a Sud delle Alpi

I primi dagherrotipi che ritraggono la Svizzera italiana sono da attribuire a fotografi itineranti, che percorsero il continente dopo la presentazione di Daguerre e Niépce cercando di trarre vantaggio per primi da questa scoperta. Inizialmente parificati a veri e propri artisti, lasciarono numerose tracce della loro presenza grazie alle notizie artistiche pubblicate nei quotidiani regionali.

Nel 1852 apparve il primo annuncio pubblicitario sui quotidiani ticinesi promosso da F. Schneider “Daguerrotipista e Fotografo, di Ehrenstasten (nel granducato di Baden) in occasione di un suo viaggio a Milano si fermerà per alcuni giorni in Locarno onde far ritratti con un metodo tutto affatto nuovo e da lui stesso ritrovato” (La Democrazia, 25 settembre 1852).

Oltre ai fotografi ambulanti, già negli anni Cinquanta dell’Ottocento vi furono residenti che si cimentarono con questo mestiere pionieristico, facendo della dagherrotipia un’attività accessoria. È il caso dello scultore Antonio Rossi di Arzo, il primo a lanciarsi ufficialmente in questo settore, che aprì nel 1841 a Locarno il primo gabinetto fotografico per dagherrotipi del Cantone.

Anche in questo settore artistico, si manifestano dinamiche sociali legate ai fenomeni migratori tipici dell'epoca. Fotografi ambulanti, fotografi ticinesi attivi sul territorio del cantone, fotografi ticinesi emigrati all'estero, ma anche fotografi tedeschi e svizzero-tedeschi attivi stabilmente al Sud delle Alpi. Senza dimenticare, soprattutto nei primi anni del Novecento, l'apporto occasionale dei turisti-fotografi, che forniscono materiali interessanti seppur di difficile reperimento.

La raccolta e la conservazione dei materiali fotografici

La fotografia è stata un fenomeno che nella Svizzera italiana si è sviluppato rapidamente, determinando una produzione di documentazione importante e variegata. Poco più di un secolo dopo, di quella produzione rimane soltanto una parte minima. Un numero elevato di fotografi ottocenteschi hanno lasciato solo tracce sparse della loro opera, complice il degrado e l’incuria che hanno comportato la dispersione o nei peggiori dei casi la distruzione integrale dei fondi.

Diverse istituzioni pubbliche e private sono impegnate su questo fronte, raccogliendo i materiali e sostenendo la loro conservazione e valorizzazione. Nel documento allegato sono elencati i fotografi che hanno lavorato o documentato il territorio ticinese a cavallo tra Ottocento e primo Novecento. Si tratta di un elenco incompiuto, che ha lo scopo di stabilire una visione d’insieme sulla produzione fotografica dell’epoca.

Alcuni esempi

  • Agostino Fasciati alias Fulvio Reto (1864-1942): Nato a Soglio in Val Bregaglia, fu insegnante e militante socialista. Esercitò dagli anni Venti del Novecento, dedicandosi alla produzione di cartoline (Roth, “Agostino Fasciati, Alias Fulvio Reto”, Quaderni grigionitaliani, 78, 2009).
  • Angelo Monotti (1835-1915): Emigrato in Toscana, aprì a Livorno il suo primo studio fotografico. Tornato nel suo paese d’origine, Cavigliano, aprì un salone nel 1874 e successivamente un negozio fotografico a Locarno (Gazzetta Ticinese, 26 novembre 1859).
  • Antonio Balconi (1871-): Attivo a Lugano a partire dagli anni Novanta dell’Ottocento fino al 1914: “Grande novità fotografica Il fotografo Balconi, via alla Cattedrale (San Lorenzo), Lugano, rende noto alla sua clientela che oltre a tutte le moderne specialità, dispone d'un nuovo sistema di sua propria invenzione, onde potere fornire nello spazio di un quarto d'ora una fotografia molto accurata su carta” (Corriere del Ticino, 18 maggio 1899). Cedette lo studio al fotografo C. Frossard (Corriere del Ticino, 4 luglio 1914).
  • Carlo Ponti (1823–1893): Nato a Sagno, emigrò a Venezia in Riva degli Schiavoni, dove si dedicò alla fotografia e all’ottica a partire dagli anni Quaranta dell’Ottocento. Nel 1860 inventò l'aletoscopio e il megaletoscopio, invenzione che gli valse una medaglia all'Esposizione di Londra del 1862 (Gazzetta Ticinese, 18 novembre 1893. Corriere del Ticino, 18 novembre 1893. Carlo Ponti: un magicien de l’image : exposition au Musée suisse de l’appareil photographique, Vevey : du 31 octobre 1996 au 2 février 1997 : Vevey, 1996).
  • Carlo Salvioni (1826-1902): Nel 1863 Inaugurò a Bellinzona la " Fotografia e stereoscopia della Svizzera italiana. Sotto questo titolo il sottoscritto ha aperto un gabinetto fotografico e sterioscopico alla portata del giorno. Nessuno fino ad ora si è seriamente occupato di questa scienza nel civile Ticino, abbenchè il bisogno si faccia sentire ogni di più forte. Egli è perciò che il sottoscritto ha creduto di riempire una lacuna per lo meno imperiosa in un paese eminentemente artistico quale è il nostro, aprendo un gabinetto al culto di tali arti che seppero costringere la natura ad imitare se stessa. Biglietti di visita in ogni maniera, ritratti e gruppi fino alla grandezza dell'intiera placca, vedute di paesaggi, edilizi, panorami, statue, bassi rilievi, riproduzioni di quadri in ogni maniera, tutto insomma che la natura produce o l'arte, si vedrà riprodotto nel gabinetto a richiesta de' sig.ri committenti per opera di abilissimo artista col sussidio delle macchine più perfezionate e secondo i processi migliori e più moderni. A tutto ciò si aggiunga la modicità dei prezzi che si è prefisso di adottare, e così il sottoscritto confida che anche in quest'impresa sarà onorato di generosi comandi. Bellinzona li 6 febbraio 1865. C. Salvioni, Negoziante e libraio in Bellinzona” (Gazzetta Ticinese, 18 marzo 1865. Gazzetta Ticinese, 30 gennaio 1875).
  • Francesco Martinetti: Nel 1875 pubblicò un Avviso Fotografico in cui segnalava che “Fra pochi giorni verrà aperto, vicino alla vecchia Dogana in Bellinzona, uno Stabilimento fotografico con galleria a vetri secondo le norme più perfezionate per la buona riuscita dei ritratti e gruppi” (Gazzetta Ticinese, 12 aprile 1875). Si tratta di uno dei primi fotografi attivi nel Bellinzonese.
  • Giovanni Battista JB Monaco (1856-1938): Nato a Verscio, emigrò come i fratelli in America, dove si affermarono come pionieri della fotografia. Nel 1888 i fratelli Louis e Giovanni Battista traslocarono a San Francisco aprendo il loro primo studio fotografico in Market Street. Alla morte del fratello, J.B. trasferì lo studio a North Beach, dove la sua reputazione di fotografo crebbe ulteriormente. Oltre ai ritratti in studio, documentò anche i grandi cambiamenti vissuti dalla città. Di particolare interesse sono gli scatti eseguiti in occasione del terremoto e del successivo incendio del 1906 o le fotografie scattate in occasione della fiera mondiale del 1915 (The focus, San Francisco, Hirsch & Kaye, 1938 (2); Dillon Richard H., Davis Lynn L., North Beach: the Italian heart of San Francisco, Novato, CA, Presidio Press, 1985. « J.B. Monaco », http://www.jbmonaco.com, consultato il 26 maggio 2014).
  • Giovanni Pedretti: Fotografo di Pollegio attivo verso la fine dell'Ottocento con la "Fotografia artistica della Svizzera italiana": in un annuncio pubblicitario apparso sulla Gazzetta Ticinese del9 maggio 1876 segnalava che “per causa di avanzata età, cederebbe a condizioni vantaggiosissime obbiettivi e materiale componente uno studio di fotografia, principalmente disposto pei lavori in viaggio, sia per ritratti, paesaggi, monumenti e riproduzione qualsiasi, con laboratorio di campagna, potendo lavorare con lastre secche od umide di 27+33, l’unico modello esistente, offrendo economia, semplicità e leggierezza, potendo riporvi la camera nera universale”. Sempre nel 1876 aprì l’insegna “Fotografia Leventinese" ad Airolo, “avendo troncato qualunque comunanza col sig. L. Brunel” (Gazzetta Ticinese, 6 ottobre 1876). Negli anni Ottanta Pedretti aprì un Laboratorio succursale a Faido, nel 1891 annunciò “che ha traslocato il suo domicilio da Lugano a Bellinzona” (Gazzetta Ticinese, 5 ottobre 1880. Il dovere, 1 giugno 1887. Gazzetta Ticinese, 30 dicembre 1891. Il Dovere, 2 gennaio 1892).
  • Ivan/Jean/Giovanni Bianchi (1811-1893): Originario di Arogno, fu un pioniere della fotografia in Russia. Emigrato a Mosca nel 1821 studiò all’Istituto di Pittura e Scultura. Dal 1852 al 1884 fu attivo a San Pietroburgo, documentando i grandi cambiamenti vissuti dalla città sulla Neva. Nel 1884 rientrò a Lugano (http://www.ilrivellino.ch/artgallery/archivio-ivan-bianchi/).
  • Sesto Tommasi: Fotografo attivo negli anni Settanta dell'Ottocento a Lugano con l'insegna Fotografia Milanese, in Piazza Castello a Lugano: “Il sottoscritto si fa un dovere di avvisare questa Cittadinanza che col giorno 15 del venturo mese di febbraio aprirà in Lugano un grandioso Stabilimento fotografico, con assortimento completo di Macchine perfezionate secondo i più recenti sistemi d'invenzione che gli permettono di eseguire: Qualunque sorta di ritratti, dalle più piccole dimensioni alla grandezza naturale; Gruppi e riproduzioni di oggetti d'arte, di fotografie e di stampe antiche e moderne; Miniature e ritratti per medaglioni e gioielli e qualunque altro lavoro fotografico. Le commissioni saranno eseguite colla massima sollecitudine e a prezzi moderati. Pei gruppi di Collegi, Società ecc. e pei ritratti di intere famiglie verrà accordata una grande facilitazione di prezzo. Nella stagione invernale lo Stabilimento resterà aperto tutti i giorni dalle ore 9 ant. alle 4 pom” (Gazzetta Ticinese, 23 gennaio 1875. Gazzetta Ticinese, 30 novembre 1877).

 


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Il 10 ottobre 2015 si terrà lo spettacolo teatrale prodotto dalla Compagnia Grande Giro, alle ore 16.00, 17.00 e 18.00 presso il Museo della Pesca di Caslano.

Dal 1993 il Museo della Pesca, situato sulle rive del lago Ceresio a Caslano, si impegna per conservare e valorizzare il patrimonio etnografico relativo alla pesca nella regione dei laghi insubrici.

Per questa data Memorie Future pescherà nella storie del lago Ceresio: le attività umane, le testimonianze di persone di ieri e di oggi e le vicende di un luogo suggestivo e ricco di fascino.

entrata ad offerta libera
spettacolo e aperitivo finale

Memorie future

Un progetto teatrale site-specific che attraversa il Ticino in singole tappe. Ogni evento è unico e viene creato esclusivamente per il luogo che lo ospita durante una fase creativa di una settimana. Gli spettacoli sono itineranti e s'inseriscono nel contesto paesaggistico e architettonico. Gli spettatori vengono accompagnati attraverso un fil-rouge che unisce interviste, ricerca sul campo, fatti di cronaca e leggende, restituite in maniera scenica attraverso la parola, il movimento, la danza, il canto e la musica.

Creazione e messa in scena:
Lea Lechler
Valentina Bianda
Daniele Bianco

Costumi: Simona Costa
Grafica: Vera Bianda
Collage: Gabriel Stöckli

Con il sostegno di:
Coop Cultura
Ernst Göhner Stiftung
Jürg-George Bürki Stiftung
Schweizerische-Interpretenstiftung

Comune Caslano
Pro Caslano
Banca Raiffaisen del Malcantone
Albergo Fonte dei Fiori

www.grandegiro.net

La tradizionale pesca col cavallo dei gamberetti sulle spiaggie di Oostduinkerke (Belgio).

La pesca dei gamberetti a cavallo è un mestiere tradizionale, svolto in armonia con la natura, che richiede una buona conoscenza del mare e della costa, nonché un elevato grado di fiducia e di rispetto per il cavallo. Due volte la settimana, dalla primavera all’autunno, i pescatori vanno per mare, insieme con i loro cavalli e le loro reti. La pesca dura circa tre ore, un'ora e mezza prima e un’ora e mezza dopo la bassa marea. Essa si svolge in acque basse con il mare calmo e su una costa pianeggiante. Questo è infatti l'habitat ideale per gli squisiti gamberetti grigi, Crangon crangon.

Il cavallo, con in sella il pescatore, si inoltra in acqua fino al petto e cammina seguendo una linea parallela alla costa, tirando una rete a forma di imbuto che due assi di legno tengono aperta. Una  catena tesa all’imboccatura della rete smuove la sabbia per creare le vibrazioni che fanno saltare i gamberetti nella trappola. La rete (7 x 10 metri) richiede un enorme sforzo di trazione, che solo i potenti cavalli da tiro del Brabante sono in grado di fornire.

Ogni mezz'ora, la pesca viene interrotta per tornare alla spiaggia, dove la rete è svuotata e il pescato setacciato. I pescatori versano il bottino nelle ceste fissate ai fianchi del cavallo. Più tardi, i gamberetti saranno cotti in acqua.

La pesca dei gamberetti a cavallo viene fatta sulle spiaggie di Oostduinkerke, località balneare che fa parte del comune di Koksijde.

Questo mestiere tradizionale è perpetuato dalle famiglie di pescatori di gamberetti e, per estensione, dalla comunità di Oostduinkerke Koksijde, che attribuisce molto valore all'esistenza di questa tradizione, in quanto patrimonio culturale di grande importanza per la loro identità. Si tratta inoltre di un ottimo esempio di interazione dinamica e sostenibile con la natura e la cultura che si tramanda di generazione in generazione.

Nel 2013 è stata inserita dall’UNESCO nell’elenco del Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità.

Fotografie di Alessandro Vecchi (Roma)
Mostra allestita in collaborazione con il NAVIGO-Nationaal Visserijmuseum Oostduinkerke
Apertura: martedì, giovedì e domenica dalle 14 alle 17 (luglio e agosto dalle 16 alle 19)
La mostra chiuderà il 31 ottobre.

Nel corso del 2015 i siti gestiti dall'Associazione Museo del Malcantone haano suscitato il consueto interesse, confermandosi uno dei canali di comunicazione privilegiati dall'utenza. Complessivamente il sito della sede di Curio (www.museodelmalcantone) ha registrato 118'208 visite, mentre il sito del museo della pesca di Caslano ha totalizzato 240'636 visite.

Dove finisce l'acqua quando tiriamo lo sciacquone? C'è qualcuno che si occupa di ripulirla, prima di inviarla nei fiumi e nei laghi? E in che modo?

Gli impianti di depurazione delle acque (IDA) si occupano proprio di questa parte nascosta, ma importante, della nostra vita. Gli IDA consortili della Svizzera italiana hanno dato il mandato a L'ideatorio di rinnovare il loro racconto e la loro didattica su questo tema. Perchè nel processo di pulizia non ci sono solo puzza e rifiuti, ma anche tecnologia e principi fisici e chimici in azione!

È nato così il quaderno didattico "Segui il tubo!", pubblicato in due versioni, una per le scuole primarie e medie e l'altro per i licei, con maggiori approfondimenti. Questi libretti distribuiti gratuitamente dagli IDA alle scuole del Cantone nel corso del 2017. L'ideatorio ha inoltre rinnovato le attività proposte per la visita agli impianti per includere maggiore coinvolgimento e sperimentazione dei processi da parte degli studenti.

Il materiale è consultabile dal sito www.depurazione.ch


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