Negli ultimi anni Internet, e più specificatamente le reti sociali virtuali, hanno assunto un'importanza crescente anche nell'ambito della comunicazione del prodotto culturale. Si tratta di una serie di canali di facile accesso che non richiedono investimenti rilevanti. In questo contesto, i musei non possono più permettersi una comunicazione istituzionale ingessata, limitata a un sito statico in cui presentare in modo approssimativo le proprie attività espositive.

In questo settore, l'associazione Museo del Malcantone è sempre stata proattiva e determinata ad affrontare con rinnovato slancio le nuove sfide della comunicazione culturale. Gli strumenti elettronici rappresentano un valido supporto per la missione della nostra associazione, nata nel 1985 con l’obiettivo di "salvaguardare, raccogliere, riunire e valorizzare, documentando, indicando ed esponendo, in sede degna, quanto ancora rimane del patrimonio storico e culturale della regione del Malcantone".

I siti informativi

Il sito del museo del Malcantone è stato presentato per la prima volta al pubblico nel 1999 ed è stato tra i primi a proporsi all'interno del panorama museale della Svizzera italiana.

Unitamente al sito del museo della pesca di Caslano, i due portali hanno una valenza eminentemente informativa, adottando il classico modello one-to-many. In questo contesto le informazioni sono gestite unicamente dall'istituzione, e vengono pubblicate secondo una struttura documentaria precisa. In linea di principio questa iniziativa rappresenta la base di partenza della nostra comunicazione elettronica e permette anche di approfondire quanto proposto sui social media.
Il sito rappresenta infine uno strumento di lavoro che ci permette di creare una rete di istituti (networking) e un catalogo di collegamenti utili per i temi trattati (bookmarking).

I social network, piattaforma di scambio

Dal 2010 l'associazione ha attivato due pagine accessibili da Facebook. Rispetto al sito, la presenza nei social network intende promuovere un contatto diretto con l'utenza, condividendo materiali e tematiche vicine, sia per soggetto, sia per epoca, al nostro vissuto. Un approccio meno strutturato e maggiormente "emotivo" che permette in prospettiva di riflettere sulla rapida evoluzione della nostra identità. Come abbiamo già accennato, la comunicazione attraverso questo canale non è più monopolizzata ma condivisa, permettendo pertanto a chiunque di sottoporre i propri materiali o le proprie osservazioni (modello many-to-many).

Questo canale di comunicazione diffonde in modo virale il nome dell'istituto ed è particolarmente utile per avvicinare nuove categorie d'utenza e dialogare con loro rapidamente.

Gli obiettivi

  1. Partecipare e contribuire, nel suo piccolo, allo sviluppo di Internet, in particolare promuovendo contenuti a carattere divulgativo e informativo. L’aspetto commerciale non ha rilevanza ai fini delle nostre attività.
  2. Rafforzare il legame con gli utenti che già conoscono i servizi del museo. Contemporaneamente, creare nuove comunità di utenti favorendo la diffusione di messaggi diversificati e facendo leva su sensibilità diverse.
  3. Incoraggiare lo scambio e la condivisione di oggetti, documenti, fotografie e altri materiali di rilevanza storica, etnografica e antropologica.
  4. Favorire l’interazione e il dialogo tra amici virtuali, soci e comitato direttivo dell’associazione, volto soprattutto a ridefinire nel tempo il ruolo e l’identità del Museo del Malcantone.
  5. Promuovere la presenza, lo scambio e la collaborazione con iniziative analoghe o affini attive in Svizzera e in Italia.
  6. Integrare i flussi presenti nei canali dei social media nell’offerta dei musei.

I canali

Sito web: attualmente l’associazione gestisce due siti, uno per ogni sede. All’indirizzo www.museodelmalcantone.ch è possibile visualizzare informazioni e documenti riguardanti le attività della sede di Curio. Sulle pagine del Museo della Pesca (www.museodellapesca) sono presenti i materiali che riguardano la sede di Caslano. I siti generano complessivamente un flusso importante: nel 2012 sono state registrate 339'279 visite.

Facebook: anche all’interno di questa rete sociale sono presenti due pagine distinte, una per la sede di Curio, l’altra per quella di Caslano. I post sulle due pagine sono numericamente limitati: complessivamente due notizie a settimana. Si tratta principalmente di immagini, brevi testi o collegamenti a pagine significative. Attualmente (maggio 2013) le pagine comprendono circa 300 amici, registrando una crescita costante fin dalla loro creazione.

Tripadvisor: La piattaforma di scambio di recensioni Tripadvisor ha guadagnato grande considerazione tra il pubblico, diventando uno strumento utilizzato anche dalle guide turistiche professioniste per individuare rapidamente l’offerta turistica e culturale di una destinazione. Le due sedi sono state registrate nel portale e si prestano dunque a essere recensite dai propri visitatori. Questa offerta è dunque orientata essenzialmente alle persone che visitano fisicamente il museo, e offre la possibilità di raccogliere osservazioni, suggerimenti e critiche da parte del proprio pubblico.

A partire dalle pagine dei siti è possibile accedere direttamente alle pagine Facebook e Tripadvisor. È anche possibile consigliare pubblicamente la pagina visualizzata con GooglePlus e iscriversi alla newsletter. Infine, le due sedi sono descritte anche nel portale Wikipedia.

In conclusione

Le nuove tecnologie sono un settore di facile accesso ma difficili da gestire in modo coerente e costruttivo, soprattutto nella filiera culturale. Va comunque evidenziato come una strategia ben costruita possa valorizzare le attività tradizionali dell’istituto culturale, creando potenzialmente un bacino d’utenza indipendente dalla dimensione dell’istituto stesso.

Roland Hochstrasser

Bibliografia

Monografie

  • AAVV, Systèmes d’informations et synergies entre musées, archives, bibliothèques, universités, radios et télévisions. Les bases de données et les médias numériques au service des patrimoines historique, culturel, naturel et scientifique, Lausanne : VMS, 2007
  • AVORIO A., Il marketing dei musei, Seam libri, Milano 1999
  • BERTACCHINI P. A., Il museo nell'era digitale, Catanzaro : Abramo, 1997
  • BUZZANCA G., Digit fugit ovvero osservazioni sulla conservazione del Web1, Minerva Project, 2006
  • COOPER, J., Beyond the On-line Museum: Participatory Virtual Exhibitions , in J. Trant and D. Bearman (eds.). Museums and the Web 2006: Proceedings, Toronto: Archives & Museum Informatics, published March 1, 2006
  • DUPLAIN MICHEL N., Vers un Musée virtuel de la Suisse ?, Presence du paysage muséal suisse sur Internet, Neuchâtel : IDHEAP, 2006
  • GETCHELL P., Beyond The On-line Catalogue: Using The Web To Leverage Your Collection More Effectively, in J. TRANT and D. BEARMAN, Museums and the Web 2006: Proceedings, Toronto: Archives & Museum Informatics, 2006
  • GRANIERI G., La società digitale, Roma ; Bari : Laterza, 2006
  • RABINOVITCH V., ALSFORD S., Les musées et Internet : le point sur huit ans d'expérience canadienne, Hull : Société du musée canadien des civilisations, 2002
  • TONELLO F., L'età dell'ignoranza : è possibile una democrazia senza cultura?, Milano : B. Mondadori, 2012

Periodici

  • AAVV, Digital Humanities und Web 2.0, Bulletin, Accademia svizzera di scienze umane e sociali (ASSM), n. 1, 2012
  • DE ROSNAY J., Civilisation du numérique : promesses et défis pour l’entreprise, Les rencontres du numérique, Association de l’économie numérique, 2012
  • GALLIMARD A., Le livre, le numérique. Le débat, n. 170, 2012
  • MANES S., Time and Technology Threaten Digital Archives, The New York Times, 7 aprile 1998
  • RINGHAM J., Tate Social Media Communication Strategy 2011–12, Tate Papers Issue 15, 2011
Citazione della fonte: Roland Hochstrasser. La strategia di comunicazione culturale su Internet. Curio: Museo del Malcantone, 2013.

Si è tenuta domenica 24 marzo 2013 la cerimonia organizzata dall'Associazione Museo del Malcantone indetta in occasione del 20esimo anno di attività del Museo della pesca di Caslano e all’inaugurazione della mostra personale di Emilio Rissone.

Il consigliere di Stato Manuele Bertoli ha ricevuto in omaggio, dal  presidente Gianrico Corti, la copia di un medaglione in stucco raffigurante i pesci dei nostri laghi.

Sono inoltre  intervenuti Franco Lurà, direttore del Centro di dialettologia e di etnografia, Emilio Taiana, sindaco di Caslano e Raimondo Locatelli, giornalista, che ha ricordato la figura del fondatore del Museo, Franco Chiesa.                       

Al termine della cerimonia, Dalmazio Ambrosioni ha presentato la mostra “I pesci di Emilio Rissone”, allestita per l’occasione.

Il grande pubblico intervenuto, ha quindi potuto gustare un rinfresco con specialità di lago e salumeria nostrana offerto a tutti i partecipanti.

Con il sostegno e la partecipazione di

  • Repubblica e Cantone Ticino, Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport
  • Centro di dialettologia e di etnografia, Bellinzona
  • Comune di Caslano
  • Lugano Turismo
  • Assoreti – Associazione ticinese per la pesca con reti
  • Consorzio pescatori con reti del Ceresio
  • Rossetti vini, Ponte Tresa
  • Macelleria Giorgio Campora, Bioggio
  • Bolliger & Tanzi Self Storage, Caslano

La mostra rimane aperta dal 24 marzo al 31 ottobre, il martedì, giovedì e la domenica dalle 14 alle 17 / luglio e agosto dalle 16 alle 19.

In Ticino la pesca – nei laghi (al piano e di montagna) e lungo fiumi e torrenti – è sport popolarissimo, aperto a tutti, senza alcuna preclusione. È un attaccamento quasi morboso eppure vivacissimo e sano all’ambiente, essendo la pesca – da noi, purtroppo, ormai quasi esclusivamente sportiva o praticata da dilettanti – un importante, significativo capitolo dell’utilizzazione del tempo libero.

In passato invece, soprattutto la pesca di lago ha costituito una fonte di reddito non indifferente per molte famiglie, risultando così «incarnata» nella vita e nella memoria dei nostri avi e dei villaggi in riva al Ceresio e al Verbano. Un fenomeno di massa che, oggigiorno, appaga l’esigenza di evadere – nella maniera più piena ed assoluta, all’interno di un paesaggio ricco di verde, di silenzio, di tranquillità e di intense emozioni – di evadere, dicevo, dalla stressante realtà di tutti i giorni. Per abbandonarsi all’impatto, piacevole, con il bisogno dello svago, della distensione o più semplicemente del «dialogo» (immediato e franco) con l’habitat, il silenzio, l’acqua, oltre che ovviamente il desiderio (pur sempre legittimo) di qualche deliziosa trotella, oppure un guizzante pesce persico, un delicato salmerino, un... imponente luccio o una sgusciante anguilla.

Da qui la necessità di una struttura che sia non soltanto luogo di conservazione di una tradizione sociale e culturale, ma anche culla di un patrimonio da tramandare e fissare su memorie durevoli, sia sul piano della raccolta e della ricerca, sia su quello dell’archiviazione, sia soprattutto su quello della divulgazione scientifica e della sensibilizzazione sui temi dell’acqua e pertanto di tutti i corpi idrici. Lo aveva intuito già Arnoldo Bettelini (presidente dei pescatori luganesi) nel 1905, quando – in una conferenza nel salone Civico di Lugano – ebbe ad affermare che «il Museo del Ceresio può riescire di un grandissimo interesse pratico e scientifico» in funzione di un «razionale studio del nostro interessantissimo Ceresio sia scientificamente, sia nelle pratiche realizzazioni». Qualche anno più tardi Giovanni Anastasi auspicava di insediare in alcune sale del palazzo del Parco Civico il «Museo del Ceresio», osservando che – e cito – «Lugano farebbe opera bella, nobile e fors’anco rimuneratrice, ché l’acquicoltura, per i paesi che la sanno ben praticare, costituisce una poderosa risorsa economica».

Si è dovuto però aspettare quasi un secolo per dare piena soddisfazione a quell’augurio. Infatti, risalgono al 1990 i primi passi a favore del Museo della pesca che oggi abbiamo la soddisfazione di festeggiare per i suoi primi vent’anni. Franco Chiesa ne è stato il promotore e il fondatore. Era un pescatore appassionato e provetto. Ma se l’istinto lo spingeva alla cattura del pesce, la ragione lo portava a riflettere sulla pesca come tale e su come si era evoluta nel tempo. Da qui la sua tenace, testarda volontà di realizzare – grazie ad un gruppo promotore con Piercarlo Parini e Pietro Colombo, ai quali più tardi si sono associati Raffaele Vicari, Alfio Indemini e Antonio Signorini, Diana Sauer e Bernardino Croci-Maspoli – il Museo della pesca. L’idea, come ebbe a raccontarmi più volte, gli era venuta nel 1990, durante una passeggiata alla Torrazza di Caslano, osservando che in alcuni contenitori erano stati gettati attrezzi vari usati per la pesca di lago. Quel ritrovamento ha indotto Franco Chiesa a realizzare in via Campagna, a partire dal 1993 e in piena sintonia con il Museo regionale di Curio, un’istituzione vivace, documentata e variata, in cui egli ha saputo coniugare esperienza e cultura con la spontaneità dell’autodidatta di ingegno. Il suo sogno era di avere un giorno una collocazione stabile e ben più spaziosa nell’areale della vecchia fornace della Torrazza, sempre nel golfo di Caslano-Ponte Tresa. Ma la morte lo ha colto d’improvviso nel gennaio 1998, per cui quell’aspirazione non ha visto concretezza, tuttavia nel giugno 2010 vi è stata la festosa inaugurazione di Villa Carolina, in questa bella e moderna sede di un’esposizione permanente di cui si può certamente andar fieri per la presenza di uno straordinario campionario di documenti ed attrezzi, in una posizione privilegiata che conferma il legame con il territorio non solo a livello locale o regionale ma con l’intero Cantone.

Ho conosciuto Franco Chiesa: aveva la pesca nel cuore e nella mente. Gli sono stato amico per parecchi anni e mi ha seguito, da maestro, nel lungo periodo profuso nel realizzare i due volumi su «La pesca nel Cantone Ticino». In barca, nel golfo di Ponte Tresa o lungo le sponde di Figino e di Magliaso, in una moltitudine di uscite, ho imparato non certo a pescare – poiché ciò non mi interessava più di quel tanto – ma a gustare l’oscurità, poi l’alba e quindi i raggi del sole. La magìa del lago nelle sue limpide acque, le stelle che ti sono compagne fedeli, le anitre e i cigni che sono i veri padroni del Ceresio. Si è in piena sintonia con il Creato e le montagne si riverberano nell’acqua. Con un panorama sull’intero Malcantone da risultare sempre grandioso, toccante., emozionante. In quelle lunghe mattinate Franco Chiesa – metodico fors’anche all’eccesso, come ho imparato a conoscerlo – parlava delle sue imprese di pesca con un altro grande pescatore di Caslano, Mario Bettosini, da cui aveva appreso «l’arte» di usare le reti. Parlava e canticchiava. Il cuore gli esplodeva di gioia – dato che per natura era ottimista e sempre sorridente – mentre tirava in barca le reti: talora cariche di pesci (cominciavano a far l’apparizione i gardon), talvolta manomesse, tal’altra senza neppure una preda. Prendesse o no, era pervaso dalla soddisfazione – viva, palpitante, quasi commovente per chi sa captare questa «poesia» della pesca con reti negli attimi fuggenti del far giorno – nel tirare in secca pesci persici, sander, lucioperca, bottatrici o boccaloni, ma anche il semplice, umile, persino bistrattato pesce bianco. E ogni volta, al rientro nella sua darsena, si ripeteva un rituale straordinario, allorquando distribuiva sul greto del lago, nel suo giardino, pane, granaglie e lo stesso pesce bianco in pasto a centinaia (e non esagero) di volatili, di anitre, di cigni, di svassi che attendevano la loro razione quotidiana. Erano momenti che facevano palpitare il cuore e destavano una commozione indescrivibile.

Franco Chiesa era caparbio, tenace, vulcanico nelle idee e nelle realizzazioni, ma anche schietto e sempre amabile nel carattere e nel modo di fare; certo, pretendeva anche molto da tutti, anche dal sottoscritto. In compenso mi gratificava della sua amicizia e mi riforniva di informazioni, fotografie, documenti per il mio lavoro editoriale che ha appena avuto il tempo di sfogliare e, penso, di apprezzare. Il Museo della pesca è certamente il suo testamento, la sua più simpatica, straordinaria attestazione di amore al paese, di affetto per i pescatori, di servizio a beneficio della comunità, di contributo significativo alla cultura, alla conoscenza del passato, di rispetto per i documenti, di analisi dei fenomeni socio-economici che hanno coinvolto – lungo secoli di storia — la gente dei nostri laghi. Ha insegnato – a pescatori ma anche a semplici osservatori della natura o appassionati del mondo che ci circonda – che occorre amare l’ambiente, ha inculcato in molti di noi l’esigenza – irrinunciabile e pertanto fondamentale – di tenerezza e di predilezione che si deve ai valori naturalistici che il Creato propone per una serena ed armoniosa convivenza tra l’uomo e quanto gli sta attorno. Un Creato che necessita di essere vissuto e goduto con spirito gioioso e con la sacralità delle grandi cose. Pregnante oltre che ricca di umanità, pertanto, la lezione che Franco Chiesa – in quanto fondatore del Museo della pesca – ha lasciato in tutti noi.

Oggi, ricordando i due decenni di questa felice intuizione museale – affidata alle premurose cure del curatore Maurizio Valente, del conservatore Bernardino Croci Maspoli e del presidente Gianrico Corti, sempre in stretta sinergia con il Museo del Malcantone a Curio di cui è una sezione – ci sono motivi e ragioni a iosa per essere orgogliosi di questo singolare ed interessante spaccato tra passato e cultura, documentato da una ricca e per molti aspetti pregevole esposizione di attrezzature, di specie ittiche, di condizioni ambientali e di tradizioni volte ad illustrare in maniera accattivante la pescosità delle varie regioni del nostro Cantone. Ci dà una testimonianza della pesca di un tempo come fonte di reddito per tantissime famiglie e oggigiorno invece esercitata più che altro per divertimento o a scopo agonistico. Sempre e comunque, su laghi e fiumi, la pesca praticata con criteri e tecniche in continua evoluzione, in uno spirito di confronto fra uomo e natura, proponendo a getto continuo testimonianze e valori culturali, didattici, tecnici, sportivi e sociali.

In questo senso, mi piace pensare a questo Museo – come, in effetti, va sempre più profilandosi – quale prezioso contributo a favore di un’accresciuta conoscenza della pesca nella sua interezza, ma soprattutto nell’offrire al visitatore (a partire dalle scolaresche che dovrebbero farne una mèta prediletta) e allo studioso occasioni di conoscenza e di riflessione sui saperi e le espressioni di questo mondo per molti aspetti fantastico. Una sede espositiva in grado di proporre stimoli propositivi e concreti nell’intento di accrescere la stima, e quindi il rispetto, nei confronti di fauna ittica e flora delle nostre acque: l’ecologia nel senso più ampio e moderno del termine, entrando con slancio nel mondo dei laghi, nei segreti dei fiumi, nel silenzio  dei ruscelli, a contatto epidermico con il verde, la quiete, i colori e le forme del nostro habitat. Un mondo magico ed incantato, proprio come è la pesca.

Raimondo Locatelli

L’Associazione Museo del Malcantone è lieta di invitarla alla cerimonia indetta in occasione del 20esimo anno di attività del Museo della pesca di Caslano e all’inaugurazione della mostra personale di Emilio Rissone Domenica 24 marzo 2013 alle ore 11.00.

Saluti

  • Gianrico Corti, Presidente del Museo del Malcantone
  • Emilio Taiana, Sindaco di Caslano

Interventi

  • Raimondo Locatelli, Giornalista
  • Manuele Bertoli, Consigliere di Stato

Al termine, Dalmazio Ambrosioni, presenta la mostra I pesci di Emilio Rissone
Segue un rinfresco con specialità di lago offerto a tutti i partecipanti

Con il sostegno e la partecipazione di

  • Repubblica e Cantone Ticino, Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport
  • Centro di dialettologia e di etnografia, Bellinzona
  • Comune di Caslano
  • Lugano Turismo
  • Assoreti – Associazione ticinese per la pesca con reti
  • Consorzio pescatori con reti del Ceresio
  • Rossetti vini, Ponte Tresa
  • Macelleria Giorgio Campora, Bioggio
  • Bolliger & Tanzi Self Storage, Caslano


La mostra rimane aperta dal 24 marzo al 31 ottobre, il martedì, giovedì e la domenica dalle 14 alle 17 / luglio e agosto dalle 16 alle 19.

La presenza della nostra associazione su Internet è ormai consolidata. Il sito, presentato per la prima volta al pubblico nel 1999, è stato tra i primi a proporsi all'interno del panorama museale della Svizzera italiana. Realizzato nell'ambito di un seminario presso la facolta di Lettere dell'Università di Losanna, da allora questa presenza è andata adattandosi alla continua evoluzione della rete.

Oggi il sito della sede di Curio (www.museodelmalcantone.ch) e di Caslano (www.museodellapesca.ch) raccolgono centinaia di documenti gestiti da Joomla, un content management system (CMS) moderno ed efficace.

Le statistiche relative agli accessi registrati per il 2012 confermano l'utilità e l'interesse suscitato dalla nostra iniziativa. Il museo del Malcantone ha registrato complessivamente 71'506 visite, mentre il sito del museo della pesca 267'773.

Anche le pagine delle due sedi attivate su Facebook risquotono consensi in costante crescita, un fatto che ci permette di consolidare le relazioni che ci legano con persone ed organizzazioni interessate ai nostri ambiti di studio. Per ampliare ulteriormente il dialogo con interessati e amici, a partire da quest'anno è possibile iscriversi alla newsletter del museo.

Considerato l'interesse suscitato dai nostri siti, stiamo valutando la possibilità di integrare questi materiali nella visita al museo. L'idea è di realizzare una guida multimediale che arricchisca la visita, e che metta a disposizione del visitatore i contenuti multimediale correlati alla sale e agli oggetti presentati nell'allestimento.

Roland Hochstrasser

Il 24 marzo 2013 sarà una data importante per il museo della pesca di Caslano. L'istituto festeggerà ufficialmente ii primi vent'anni di attività, segnati da una costante crescita delle attività e dall'inaugurazione nel 2010 della nuova sede. Preparatevi a festeggiare con noi!

Pesca: il museo è una realtà

Sarà inaugurato il 27 marzo a Caslano quale sezione del Museo del Malcantone
Il primo ed unico Museo della pesca ticinese, con sede a Caslano, sarà inaugurato il prossimo 27 marzo. L'istituto è una sezione del Museo del Malcantone di Curio, la cui apertura annuale è invece fissata per il 3 aprile. Fra le novità spicca l'allestimento di una nuova sala, dedicata ai temi del mito e della religione.

Il Museo della pesca di Caslano, sezione di quello del Malcantone situato a Curio, rappresenta una vera e propria novità per il cantone ed è pure una rarità a livello svizzero.

Grazie in particolare all'entusiasmo di Franco Chiesa, il gruppo promotore del museo ha raccolto centinaia di oggetti e di attrezzi che sono ora esposti nella sede di via Campagna, messa a disposizione dal Comune. In futuro il Museo della pesca dovrebbe trovare una sistemazione definitiva nella vecchia fornace alla Torrazza. Nel frattempo però l'istituto è entrato a far parte integrante del Museo del Malcantone, grazie ad una modifica statutaria approvata lo scorso novembre. Il Museo della pesca presenta una ricca e documentata esposizione di attrezzature, specie, condizioni ambientali, documenti e tradizioni che illustrano la pescosità della regione.

Corriere del Ticino, 24 febbraio 1993

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