Assemblea ordinaria per la discussione del consuntivo 2011: sabato 24 marzo 2012, 17.00, Museo della Pesca di Caslano.

Due riforme istituzionali hanno coinvolto direttamente anche il Museo del Malcantone. Due pluridecennali presenze territoriali sono state confrontate con la necessità di procedere ad un processo di fusione. Da un lato, Malcantone Turismo, che all’inizio del 2012 si è sciolto per confluire a livello distrettuale in un’unica organizzazione, il nuovo Ente turistico del Luganese. Dall’altro, a causa dell’implementazione anche in Ticino, come previsto da una legge federale, con l’istituzione dell’ Ente regionale di sviluppo del Luganese, la Regione Malcantone (organismo che riunisce tutti i comuni locali) ha dovuto interrogarsi su come procedere per mantenere una sua identità, ma soprattutto per dare continuità a quei servizi non assorbiti dalla nuova Azienda regionale di sviluppo.

Ebbene, se il Museo del Malcantone è nato, lo deve all’iniziativa dell’Ente turistico del Malcantone, che dopo aver acquistato e restaurato il vecchio edificio della Scuola maggiore di Curio, si è attivato per fondare la nostra Associazione, affidando a Giancarlo Zappa la concezione del Museo e assicurando un importante sussidio annuo, che ha consentito non solo di procedere, ma anche di affrontare singoli progetti. Dal 1985, anno di fondazione, il direttore dell’ETM Alfonso Passera siede nel nostro Comitato,  dove porta le sue capacità professionali e la sua carica di entusiasmo.

Inoltre, se la nuova sede del Museo della pesca è oggi una realtà, gran parte del progetto è stato seguito dalla Regione Malcantone ( in particolare da Marco Marcozzi, ora collaboratore dell’ERS-L), che ha pure assicurato finora compiti di amministrazione e segretariato.

È dunque comprensibile la nostra preoccupazione e l’estrema attenzione con la quale il Museo ha seguito l’evolversi della situazione. I segnali sono positivi, ma la prudenza è d’obbligo. Gli impegni finora assicurati dovrebbero essere ancorati. Inoltre è in atto un progetto di Fondazione Malcantone, che, assieme ad altri servizi ed iniziative locali, manterrebbe un occhio di riguardo alle attività espresse dal Museo nelle due sedi e nel territorio.

Alcune puntuali annotazioni.

La nuova sede di Caslano (Museo della pesca) ha vissuto il suo primo anno pieno, in riva al lago e inserita, con indubbio maggiore richiamo, nel percorso anche turistico che dal golfo raggiunge il Sassalto. Si è rivelata formula vincente e dinamica, accanto all’esposizione permanente, l’offerta della sala multiuso, modulabile anche per specifiche mostre d’arte, e della saletta per ricerche ed esperienze didattiche o per sedute di piccoli gruppi: lo testimonia l’incoraggiante numero di associazioni o enti che hanno scelto questa opportunità nel corso dell’anno trascorso.

La questione della salvaguardia e collocazione delle barche, ancora presenti sul sedime della vecchia sede, sono al vaglio con le autorità comunali di Caslano: l’intenzione è quella di radunarle, quale cornice, alla nuova sede di via Meriggi.
Da segnalare, tra le attività culturali, l’originale mostra Quarzo-Cerina su oggetti legati al mondo della pesca e del pesce, raccolti ogni dove e la mostra fotografica sul tema dell’acqua di Gilberto Luvini; altro richiamo particolare, la serata di letture del poeta e scrittore Alberto Nessi e la serata con documentario” Il racconto del pescatore”.

La sede di Curio ha proposto, con alcuni valori supplementari, la mostra su Oreste Gallacchi nella realtà del suo tempo: di grande rilievo la presentazione di Silvano Toppi all’inaugurazione del 27 marzo 2011.

A Curio si è anche potuto approntare un preventivo per i necessari e importanti lavori di manutenzione e di conservazione: la Fondazione, proprietaria dell’edificio, ha deciso di pianificare questo intervento, che prenderà avvio nel corso del 2012.
Sarà anche l’occasione per avviare un’ampia riflessione sull’impostazione futura per contenuti nuovi, accanto al centro di documentazione e di ricerca e allo spazio espositivo, della storica sede.

Nella primavera del 2011 si è costituito un gruppo “Finanze e marketing” allo scopo di individuare una migliore valorizzazione dell’offerta museale e di aumentare le entrate, acquisendo nuovi soci: impegno che ha dato alcuni frutti, ma che proseguirà maggiormente in futuro.

Come noto, ma ripetere giova, da alcuni anni sono attivi due siti ( curati da Roland Hochstrasser, nostro vicepresidente) : www.museodelmalcantone.ch  e www.museodellapesca.ch, oltre alla recente apparizione in facebook (quale ulteriore elemento di interattività). L’apprezzamento del pubblico è davvero notevole: anche il 2011 ha confermato la tendenza alla crescita dei flussi in transito. Due eloquenti dati: il sito del Museo del Malcantone ha totalizzato 53'961 visite ( le pagine interne consultate, 344'012).
Ancor di più, il Museo della pesca ha registrato 278'615 visite ( con ben 3'128'106 di pagine spulciate). Una diffusione rallegrante, che incoraggia di riflesso a mantenere il livello di qualità raggiunto, nonostante le risorse fatalmente restino affidate sempre ed unicamente alla preziosa attività del nostro conservatore Bernardino Croci Maspoli e di Maurizio Valente, curatore a Caslano, affiancati da pochi ma fedeli indispensabili volontari.

Gianrico Corti
Presidente del Museo del Malcantone

La piscicoltura di Pura fornisce Coop con le trote bio. Visita all’allevamento gestito, in seconda generazione, dalla famiglia Jäger.

La vecchia ruota ad acqua indica che qui tempo fa c’era un mulino. Poi, negli anni ’30, Manlio Contini e Rudolf Jäger hanno dato vita ad una piscicoltura. E oggi, la Magliasina in zona Magliaso, in questo suggestivo lembo di terra all’imbocco della valle per Pura e Novaggio, è risorsa fondamentale per uno dei dieci allevamenti di trote bio in Svizzera. All’inesperto in materia, il concetto bio in piscicoltura è da spiegare. Ma a occhio, nei mesi più caldi, osserverebbe subito una grande biodiversità tra rane, rospi, salamandre, libellule e altri insetti che popolano i dintorni delle vasche. E poi c’è quest’acqua di fiume così limpida, così zampillante.

«La Magliasina ha il vantaggio di essere già ben ossigenata; con le cascate lo è ancora di più per via del tutto naturale» spiega Rodolfo Jäger, piscicoltore della seconda generazione. Allora è vero che la trota vive solo in acque pulite? «Sì, è un animale sensibile all’inquinamento, tanto che anni fa veniva impiegata negli impianti di depurazione per mostrare la salubrità dell’acqua ottenuta».

«Produrre trote bio – prosegue Rodolfo Jäger – implica vasche naturali, ovvero fondali d’argilla, terra e sassi; ombreggiamento, affinché le trote si sentano più protette dai nemici, e mangime bio». E qui, interviene Oscar Gattoni, titolare dell’Aris Aquafood Sa, cui appartengono la piscicoltura di Pura e un’altra a Lostallo: «Provi a mangiare una trota bio e una convenzionale: la differenza di gusto è notevole. Sono riuscito a convincere anche gli amici più scettici».

Gattoni, che di mestiere è impresario, si è buttato un po’ per curiosità e un po’ per volontà imprenditoriale nella gestione della itticoltura, rilevando nel 2002 l’allevamento di Lostallo e, nel 2003, quello di Pura, facendo però capo all’esperienza dei fratelli Jäger, che alla fauna ittica hanno dedicato tutta la vita. Nel 2003, è stato anche risolto l’annoso problema degli aironi, abilissimi predatori di pesci e trasportatori di malattie, posando delle reti di protezione.

Quanto vive una trota d’allevamento che troviamo con circa 250 grammi in vendita al banco? «Un po’ più di un anno e mezzo, calcolato dalle uova, agli avannotti, fino agli adulti di una lunghezza di 25-30 centimetri». Le due aziende di Aris Acquafood oggi producono una sessantina di tonnellate di trote; tendenza nettamente al rialzo. Perché il bio, come conclude Rodolfo Jäger, è anche questo: «La trota è bio anche perché vive bene tutta una vita. Poi, finisce nel nostro piatto, e continua a fare bene».

www.naturaplan.ch
Cooperazione, 10.01.2012

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