Dove finisce l'acqua quando tiriamo lo sciacquone? C'è qualcuno che si occupa di ripulirla, prima di inviarla nei fiumi e nei laghi? E in che modo?

Gli impianti di depurazione delle acque (IDA) si occupano proprio di questa parte nascosta, ma importante, della nostra vita. Gli IDA consortili della Svizzera italiana hanno dato il mandato a L'ideatorio di rinnovare il loro racconto e la loro didattica su questo tema. Perchè nel processo di pulizia non ci sono solo puzza e rifiuti, ma anche tecnologia e principi fisici e chimici in azione!

È nato così il quaderno didattico "Segui il tubo!", pubblicato in due versioni, una per le scuole primarie e medie e l'altro per i licei, con maggiori approfondimenti. Questi libretti distribuiti gratuitamente dagli IDA alle scuole del Cantone nel corso del 2017. L'ideatorio ha inoltre rinnovato le attività proposte per la visita agli impianti per includere maggiore coinvolgimento e sperimentazione dei processi da parte degli studenti.

Il materiale è consultabile dal sito www.depurazione.ch


Scarica la versione per le scuole elementari e medie
Scarica la versione per il liceo

La tradizionale pesca col cavallo dei gamberetti sulle spiaggie di Oostduinkerke (Belgio).

La pesca dei gamberetti a cavallo è un mestiere tradizionale, svolto in armonia con la natura, che richiede una buona conoscenza del mare e della costa, nonché un elevato grado di fiducia e di rispetto per il cavallo. Due volte la settimana, dalla primavera all’autunno, i pescatori vanno per mare, insieme con i loro cavalli e le loro reti. La pesca dura circa tre ore, un'ora e mezza prima e un’ora e mezza dopo la bassa marea. Essa si svolge in acque basse con il mare calmo e su una costa pianeggiante. Questo è infatti l'habitat ideale per gli squisiti gamberetti grigi, Crangon crangon.

Il cavallo, con in sella il pescatore, si inoltra in acqua fino al petto e cammina seguendo una linea parallela alla costa, tirando una rete a forma di imbuto che due assi di legno tengono aperta. Una  catena tesa all’imboccatura della rete smuove la sabbia per creare le vibrazioni che fanno saltare i gamberetti nella trappola. La rete (7 x 10 metri) richiede un enorme sforzo di trazione, che solo i potenti cavalli da tiro del Brabante sono in grado di fornire.

Ogni mezz'ora, la pesca viene interrotta per tornare alla spiaggia, dove la rete è svuotata e il pescato setacciato. I pescatori versano il bottino nelle ceste fissate ai fianchi del cavallo. Più tardi, i gamberetti saranno cotti in acqua.

La pesca dei gamberetti a cavallo viene fatta sulle spiaggie di Oostduinkerke, località balneare che fa parte del comune di Koksijde.

Questo mestiere tradizionale è perpetuato dalle famiglie di pescatori di gamberetti e, per estensione, dalla comunità di Oostduinkerke Koksijde, che attribuisce molto valore all'esistenza di questa tradizione, in quanto patrimonio culturale di grande importanza per la loro identità. Si tratta inoltre di un ottimo esempio di interazione dinamica e sostenibile con la natura e la cultura che si tramanda di generazione in generazione.

Nel 2013 è stata inserita dall’UNESCO nell’elenco del Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità.

Fotografie di Alessandro Vecchi (Roma)
Mostra allestita in collaborazione con il NAVIGO-Nationaal Visserijmuseum Oostduinkerke
Apertura: martedì, giovedì e domenica dalle 14 alle 17 (luglio e agosto dalle 16 alle 19)
La mostra chiuderà il 31 ottobre.

Negli ultimi anni Internet, e più specificatamente le reti sociali virtuali, hanno assunto un'importanza crescente anche nell'ambito della comunicazione del prodotto culturale. Si tratta di una serie di canali di facile accesso che non richiedono investimenti rilevanti. In questo contesto, i musei non possono più permettersi una comunicazione istituzionale ingessata, limitata a un sito statico in cui presentare in modo approssimativo le proprie attività espositive.

In questo settore, l'associazione Museo del Malcantone è sempre stata proattiva e determinata ad affrontare con rinnovato slancio le nuove sfide della comunicazione culturale. Gli strumenti elettronici rappresentano un valido supporto per la missione della nostra associazione, nata nel 1985 con l’obiettivo di "salvaguardare, raccogliere, riunire e valorizzare, documentando, indicando ed esponendo, in sede degna, quanto ancora rimane del patrimonio storico e culturale della regione del Malcantone".

I siti informativi

Il sito del museo del Malcantone è stato presentato per la prima volta al pubblico nel 1999 ed è stato tra i primi a proporsi all'interno del panorama museale della Svizzera italiana.

Unitamente al sito del museo della pesca di Caslano, i due portali hanno una valenza eminentemente informativa, adottando il classico modello one-to-many. In questo contesto le informazioni sono gestite unicamente dall'istituzione, e vengono pubblicate secondo una struttura documentaria precisa. In linea di principio questa iniziativa rappresenta la base di partenza della nostra comunicazione elettronica e permette anche di approfondire quanto proposto sui social media.
Il sito rappresenta infine uno strumento di lavoro che ci permette di creare una rete di istituti (networking) e un catalogo di collegamenti utili per i temi trattati (bookmarking).

I social network, piattaforma di scambio

Dal 2010 l'associazione ha attivato due pagine accessibili da Facebook. Rispetto al sito, la presenza nei social network intende promuovere un contatto diretto con l'utenza, condividendo materiali e tematiche vicine, sia per soggetto, sia per epoca, al nostro vissuto. Un approccio meno strutturato e maggiormente "emotivo" che permette in prospettiva di riflettere sulla rapida evoluzione della nostra identità. Come abbiamo già accennato, la comunicazione attraverso questo canale non è più monopolizzata ma condivisa, permettendo pertanto a chiunque di sottoporre i propri materiali o le proprie osservazioni (modello many-to-many).

Questo canale di comunicazione diffonde in modo virale il nome dell'istituto ed è particolarmente utile per avvicinare nuove categorie d'utenza e dialogare con loro rapidamente.

Gli obiettivi

  1. Partecipare e contribuire, nel suo piccolo, allo sviluppo di Internet, in particolare promuovendo contenuti a carattere divulgativo e informativo. L’aspetto commerciale non ha rilevanza ai fini delle nostre attività.
  2. Rafforzare il legame con gli utenti che già conoscono i servizi del museo. Contemporaneamente, creare nuove comunità di utenti favorendo la diffusione di messaggi diversificati e facendo leva su sensibilità diverse.
  3. Incoraggiare lo scambio e la condivisione di oggetti, documenti, fotografie e altri materiali di rilevanza storica, etnografica e antropologica.
  4. Favorire l’interazione e il dialogo tra amici virtuali, soci e comitato direttivo dell’associazione, volto soprattutto a ridefinire nel tempo il ruolo e l’identità del Museo del Malcantone.
  5. Promuovere la presenza, lo scambio e la collaborazione con iniziative analoghe o affini attive in Svizzera e in Italia.
  6. Integrare i flussi presenti nei canali dei social media nell’offerta dei musei.

I canali

Sito web: attualmente l’associazione gestisce due siti, uno per ogni sede. All’indirizzo www.museodelmalcantone.ch è possibile visualizzare informazioni e documenti riguardanti le attività della sede di Curio. Sulle pagine del Museo della Pesca (www.museodellapesca) sono presenti i materiali che riguardano la sede di Caslano. I siti generano complessivamente un flusso importante: nel 2012 sono state registrate 339'279 visite.

Facebook: anche all’interno di questa rete sociale sono presenti due pagine distinte, una per la sede di Curio, l’altra per quella di Caslano. I post sulle due pagine sono numericamente limitati: complessivamente due notizie a settimana. Si tratta principalmente di immagini, brevi testi o collegamenti a pagine significative. Attualmente (maggio 2013) le pagine comprendono circa 300 amici, registrando una crescita costante fin dalla loro creazione.

Tripadvisor: La piattaforma di scambio di recensioni Tripadvisor ha guadagnato grande considerazione tra il pubblico, diventando uno strumento utilizzato anche dalle guide turistiche professioniste per individuare rapidamente l’offerta turistica e culturale di una destinazione. Le due sedi sono state registrate nel portale e si prestano dunque a essere recensite dai propri visitatori. Questa offerta è dunque orientata essenzialmente alle persone che visitano fisicamente il museo, e offre la possibilità di raccogliere osservazioni, suggerimenti e critiche da parte del proprio pubblico.

A partire dalle pagine dei siti è possibile accedere direttamente alle pagine Facebook e Tripadvisor. È anche possibile consigliare pubblicamente la pagina visualizzata con GooglePlus e iscriversi alla newsletter. Infine, le due sedi sono descritte anche nel portale Wikipedia.

In conclusione

Le nuove tecnologie sono un settore di facile accesso ma difficili da gestire in modo coerente e costruttivo, soprattutto nella filiera culturale. Va comunque evidenziato come una strategia ben costruita possa valorizzare le attività tradizionali dell’istituto culturale, creando potenzialmente un bacino d’utenza indipendente dalla dimensione dell’istituto stesso.

Roland Hochstrasser

Bibliografia

Monografie

  • AAVV, Systèmes d’informations et synergies entre musées, archives, bibliothèques, universités, radios et télévisions. Les bases de données et les médias numériques au service des patrimoines historique, culturel, naturel et scientifique, Lausanne : VMS, 2007
  • AVORIO A., Il marketing dei musei, Seam libri, Milano 1999
  • BERTACCHINI P. A., Il museo nell'era digitale, Catanzaro : Abramo, 1997
  • BUZZANCA G., Digit fugit ovvero osservazioni sulla conservazione del Web1, Minerva Project, 2006
  • COOPER, J., Beyond the On-line Museum: Participatory Virtual Exhibitions , in J. Trant and D. Bearman (eds.). Museums and the Web 2006: Proceedings, Toronto: Archives & Museum Informatics, published March 1, 2006
  • DUPLAIN MICHEL N., Vers un Musée virtuel de la Suisse ?, Presence du paysage muséal suisse sur Internet, Neuchâtel : IDHEAP, 2006
  • GETCHELL P., Beyond The On-line Catalogue: Using The Web To Leverage Your Collection More Effectively, in J. TRANT and D. BEARMAN, Museums and the Web 2006: Proceedings, Toronto: Archives & Museum Informatics, 2006
  • GRANIERI G., La società digitale, Roma ; Bari : Laterza, 2006
  • RABINOVITCH V., ALSFORD S., Les musées et Internet : le point sur huit ans d'expérience canadienne, Hull : Société du musée canadien des civilisations, 2002
  • TONELLO F., L'età dell'ignoranza : è possibile una democrazia senza cultura?, Milano : B. Mondadori, 2012

Periodici

  • AAVV, Digital Humanities und Web 2.0, Bulletin, Accademia svizzera di scienze umane e sociali (ASSM), n. 1, 2012
  • DE ROSNAY J., Civilisation du numérique : promesses et défis pour l’entreprise, Les rencontres du numérique, Association de l’économie numérique, 2012
  • GALLIMARD A., Le livre, le numérique. Le débat, n. 170, 2012
  • MANES S., Time and Technology Threaten Digital Archives, The New York Times, 7 aprile 1998
  • RINGHAM J., Tate Social Media Communication Strategy 2011–12, Tate Papers Issue 15, 2011
Citazione della fonte: Roland Hochstrasser. La strategia di comunicazione culturale su Internet. Curio: Museo del Malcantone, 2013.

Siete invitati a partecipare all’Assemblea per la discussione del Preventivo 2017 e al successivo momento conviviale che avranno luogo sabato 10 dicembre 2016 alle ore 17 al museo della pesca di Caslano. Al termine dell’Assemblea, avremo il piacere di scoprire l’opera musicale che il mo. Walter Zweifel-Patocchi ha composto espressamente per offrire ai visitatori del Museo della pesca l’immersione in una suggestiva colonna sonora. Dopo l’introduzione da parte dell’autore, potremo piacevolmente scoprire l’opera e gustare un ricco aperitivo-cena immersi in un’atmosfera tutta particolare. Vi attendiamo numerosi!

I siti gestiti dall'Associazione Museo del Malcantone sono due: quello del museo del Malcantone (www.museodelmalcantone.ch) e quello del museo della pesca (www.museodellapesca.ch e www.laghettialpini.ch). Nel 2017 l'offerta virtuale ha suscitato il consueto interesse, pur registrando un sensibile calo nel numero di visitatori. La diminuzione è in realtà dovuta al passaggio ad un sistema di rilevamento più affidabile rispetto al precedente in cui non vengono più contabilizzate le visite ma i visitatori.

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In questo punto della Tresa, dal Medioevo al 1951, sorgeva la “Peschiera di Sotto”. Quella “di Sopra” si trovava invece verso Ponte Tresa, all’altezza dell’attuale impianto di depurazione.

Le peschiere erano particolari costruzioni studiate per catturare le anguille, pesce un tempo abbondante e ricercato. Su uno scivolo posto in controtendenza rispetto alla corrente del fiume si aprivano dei pozzetti che ospitavano delle nasse, dove le anguille restavano intrappolate.

Il piccolo edificio era invece il “casotto dei pescatori”, dove si custodivano le attrezzature necessarie all’esercizio della pesca e alla manutenzione dalla peschiera. Inoltre, visto che la pesca si esercitava esclusivamente di notte, i pescatori vi si riposavano e rifocillavano, uscendo frequentemente a controllare le reti.

Questo luogo è gestito dal Museo della Pesca di Caslano, presso il quale si può trovare una sala d’esposizione con materiali, documenti e informazioni che testimoniano l’attività delle peschiere della Tresa. Allo stesso Museo ci si deve rivolgere per visitare l’interno del “Casotto”.

Informazioni sul progetto

La sistemazione del “casotto dei pescatori” è la prima realizzazione che il Museo della Pesca ha portato a termine nell’ambito della salvaguardia della memoria di un’attività assai particolare.

La ricostruzione pura e semplice dell’impianto della peschiera non è mai entrata in considerazione, sia per evidenti problemi finanziari sia perché non avrebbe avuto senso ricostruire un impianto non più utilizzabile (in quanto in contrasto con le vigenti norme sulla pesca), la cui manutenzione risulterebbe assai onerosa e che riproporrebbe uno di quegli intralci al corso della Tresa che per secoli sono stati fonte di danni e liti.

Per queste ragioni il lavoro di recupero si è concentrato sulla creazione di una struttura che, integrando le parti ancora presenti e visibili, suggerisca le dimensioni originali della peschiera e permetta di capire qual era il suo funzionamento. Per far ciò si prevede di:

  • completare le palificazioni (integrando quelle ancora visibili, che resteranno sul posto) delle due dighe che portavano l’acqua verso il vallo, senza aggiungere, se non per un brevissimo tratto, gli elementi orizzontali formati da rami e fascine, che permettevano di innalzare il livello dell’acqua;
  • completare le palificazioni del vallo vero e proprio, in modo che se ne possano facilmente percepire le forme e le dimensioni originali. Anche in questo caso non si intende porre degli ostacoli alla corsa dell’acqua, per cui gli elementi orizzontali verranno sistemati a una sufficiente altezza. Le griglie mobili non copriranno l’intero vallo, ma solo una parte, come in uno “spaccato”;
  • ricostruire la passerella d’accesso;
  • moderare la velocità del braccio di fiume nel punto dove verrà ricollocata la peschiera;
  • inserire la struttura nel sentiero che passa lungo la riva del fiume e che si dovrà completare e segnalare.


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Aperto da aprile a ottobre. Orario: martedi, giovedi e domenica, 14.00-17.00; luglio e agosto dalle 16.00-19.00
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