Franco Chiesa aveva la pesca nel cuore e nella mente. V'è chi afferma che il piacere della pesca sia uno fra i più raffinati piaceri dell'uomo, e non importa se si prende niente. Il piacere di pescare non è nei pesci che si prendono; è nel discorso silenzioso che si fa con essi aspettandoli, cercando di scovarli, anche se spesso essi non vengono, non si fanno catturare.
 
 
L'importante - mi diceva e, soprattutto, mi ha insegnato Franco Chiesa - è andare sul fiume, sul lago, lungo un ruscello, realizzando l'evasione dai rumori, dal frastuono, dalla frenesia della vita di tutti i giorni. E riuscendo - aggiungeva - ad entrare in questo mondo affascinante, infinitamente vario, ove sono in gioco l'abilità dell'uomo e l'astuzia dell'animale, dove la tecnica è inseparabile all'esperienza e dall'attenta osservazione della natura, dove si richiedono (in egual misura) intelligenza e passione.
In barca, nel golfo di Ponte Tresa o lungo le sponde di Figino e di Magliaso, in decine e decine di uscite sull'arco di parecchi anni, ho imparato con Franco Chiesa non certo a pescare - poiché ciò non mi interessava più di quel tanto - ma a gustare l'oscurità, poi l'alba, quindi il sole. La magia del lago nelle sue limpide acque, le stelle che ti sono compagne fedeli, le anitre e i cigni che sono i veri padroni del Ceresio. Si è in sintonia con il Creato. Le montagne si riverberano nell'acqua. Il panorama sul Malcantone è grandioso, toccante, emozionante. E gli uccelli rallegrano questa pace lacustre.

Franco Chiesa - metodico fors'anche all'accesso (come ho imparato a conoscerlo) - si lasciava andare a raccontare i suoi anni giovanili, a parlare delle sue imprese di pesca con un altro grande pescatore di Caslano, Mario Bettosini, da cui aveva appreso l'arte di usare le reti. Parlava e canticchiava. Il cuore gli esplodeva di gioia - poiché per natura, era ottimista e sempre sorridente - mentre tirava in barca le reti: talora cariche di pesce, talvolta manomesse, tal' altra senza neppure una preda. Prendesse o no, era pervaso dalla soddisfazione - viva, palpitante, quasi commovente per chi sa captare questa «poesia» della pesca con reti negli attimi fuggenti del far giorno - nel tirare in secca pesci persici, lucioperca e boccaloni, ma anche il semplice, umile, persino bistrattato pesce bianco.

Ore indimenticabili, caro Franco Chiesa, soprattutto se penso che - al rientro in darsena - si ripeteva, secondo copione, un fatto straordinario, durato per anni e anni: distribuivi con magnanimità pane, granaglie e lo stesso pesce bianco a centinaia (non esagero) di volatili, di anitre, di cigni, di svassi, che attendevano - ogni giorno sulla riva del giardino di casa - la loro razione quotidiana. Erano momenti che facevano palpitare il cuore e destavano una commozione indescrivibile.

Avevo conosciuto Franco Chiesa agli inizi di questo decennio, quando aveva mosso i primi passi per creare il Museo della pesca a Caslano. Subito era nato, fra lui e me, un rapporto di forte amicizia. Un legame solido, rinsaldato negli anni, attraverso una vicendevole collaborazione. Lui - caparbio, tenace, vulcanico nelle idee e soprattutto nelle realizzazioni, ma anche schietto e sempre amabile nel carattere e nel modo di fare - pretendeva molto da tutti, me compreso. lo, in compenso, avevo la sua amicizia,. Ricevevo informazioni, foto, documenti per il mio lavoro, in particolare nell'allestimento dei due volumi “La pesca nel Cantone Tìcino” appena usciti e di cui andava fiero quanto l'autore. Così per lunghi anni. Senza sosta, rinsaldando un legame di affidabilità e di camerateria di cui ero fiero.

E si discorreva di quanto fare. Ancora poche sere fa, mi aveva accompagnato nell'archivio a Caslano che stava realizzando quale nuova, preziosa tappa nella crescita - inarrestabile - del suo museo. Già mi aveva buttato là, a più riprese, l'idea di ristrutturare la sala dedicata alle Peschiere della Tresa, chiedendo - anzi esigendo, ma era una richiesta che nient'affatto mi infastidiva - che lo aiutassi a fare ancora più bello il Museo della pesca. Questo museo, che è il suo testamento, è la sua più bella, simpatica, straordinaria attestazione di amore del Paese, di affetto per i pescatori, di servizio per la comunità, di contributo significativo alla cultura, alla conoscenza del passato, di rispetto per i documenti, di analisi dei fenomeni sociali che hanno coinvolto - lungo i secoli di storia - la gente dei nostri laghi, Ceresio compreso, e, dunque, intere generazioni, le quali un tempo traevano dal pesce sostentamento e sopravvivenza, mentre oggigiorno per fortuna la pesca è soltanto diletto, passatempo, colloquio diretto con la natura.

Ecco, Franco Chiesa a me, a molti (pescatori e non) ha insegnato che si deve amare l'ambiente, ha inculcato nel mio pensiero l'esigenza - irrinunciabile e , pertanto fondamentale - di tenerezza e predilezione che si deve ai valori naturalistici e culturali che il Creato propone per una serena ed armoniosa convivenza tra l'uomo e quanti gli stanno attorno.

Un Creato che necessita di essere vissuto e goduto con spirito gioioso e con la sacralità delle grandi cose.
Grazie, Franco Chiesa. E riposa in pace, nei laghi e i mari dell'eternità.

RAIMONDO LOCATELLI
Rivista di Lugano, gennaio 1998

Proseguono alacremente i lavori per la ristrutturazione di Villa Carolina (o Villa Lucerna), lungo il sentiero del Monte Sassalto a Caslano, per ricavarne la nuova sede del Museo della pesca, in sostituzione della sede (troppo piccola e comunque priva di spazi appropriati per ospitare in maniera organica una moltitudine di attrezzi e documenti) in Via Campagna, aperta nel 1993 dal fondatore Franco Chiesa.

Per la verità, si sono persi molti mesi in procedimenti ricorsuali, comunque adesso il cantiere è in avanzata fase, tanto è vero che all’inizio di dicembre – come conferma Gianrico Corti, presidente del Museo del Malcantone – giungeranno a conclusione le opere edificatorie. Pertanto, già a partire da metà dicembre, Maurizio Valente (curatore del museo) e Bernardino Croci-Maspoli (conservatore del Museo del Malcantone) potranno coordinare l’intervento provvidenziale dei militi della Protezione civile, che garantiranno il trasloco di tutto il materiale dalla sede vecchia a quella nuova.

Si dovrà operare a tambur battente per l’allestimento delle sale espositive come pure dei vani a scopo didattico, considerando che la cerimonia inaugurale già è stata fissata per il 3 giugno 2010, con l’intervento – a nome del Cantone che a questo museo ha riconosciuto un sostanzioso contributo in considerazione dell’eccezionalità e della singolarità della rassegna – del presidente del Governo Gabriele Gendotti.

Qualche mese fa erano affiorate spiacevoli... sorprese dal profilo tecnico, in riferimento all’esigenza di installare un certo numero di putrelle per accrescere la stabilità del complesso. Il che ha avuto pesanti ricadute sui costi per l’intera operazione di ammodernamento di Villa Carolina, ponendo qualche grosso problema di natura finanziaria ai dirigenti del museo.

Nella non facile ricerca di fondi per coprire l’inatteso «buco» i dirigenti del museo non soltanto hanno trovato comprensione da parte dell’istituto bancario che finanzia l’operazione, ma hanno pure intavolato tutta una serie di contatti nell’intento di reperire aiuti.

In particolare, la Federazione ticinese di acquicoltura e pesca (FTAP) – grazie alla sensibilità del presidente Urs Luechinger e dei vari presidenti di società affiliate – si è adoperata per venire incontro ai bisogni di Villa Carolina: alcuni sodalizi già hanno versato un contributo e altri certamente, in occasione delle assemblee in programma a partire dalle prossime settimane, faranno altrettanto; da talune società è arrivata la promessa di un sostegno ricorrente per alcuni anni.

Gesti che fanno onore alla FTAP e all’Assoreti (la Federazione dei pescatori con reti) non solo nell’assicurare entrate indispensabili per concludere l’opera di ristrutturazione ed ampliamento dell’immobile di inizio Novecento sul lungolago di Caslano, ma anche per dare un futuro decoroso e moderno al Museo della pesca.

Sarà una rassegna importante dal profilo storico-culturale nel documentare e tramandare l’evoluzione e i protagonisti della pesca nel Canton Ticino lungo i secoli. Un punto di riferimento essenziale per chiunque pratichi la pesca e per tutti coloro che si occupano di storia e tradizioni del passato. Sarà la casa di tutti i pescatori, ma anche un punto di irradiazione dal profilo culturale nel proporre tematiche legate ai corpi d’acqua oltre che temi specifici del patrimonio ittico.

Raimondo Locatelli, CdT 07.10.2009

Per rinsaldare i vincoli confederali da anni si susseguono gli incontri fra i Governi dei vari Cantoni. In occasione della Landsgemeinde di Glarona del maggio 2008, il Ticino fu ospite di questo Cantone. Il 27 e 28 agosto 2009 il Governo ticinese ha proposto ai colleghi glaronesi spicchi della nostra realtà, accompagnati da momenti di convivialità a Neggio e a Castelrotto, dove ha sede la casa vitivinicola Vallombrosa, terra che ha visto nascere il più che centenario merlot.
 
Dopo giovedì, dedicato ai lavori del cantiere Alp Transit di Sigirino, il Governo ticinese ha privilegiato venerdì la terra malcantonese, in particolare con la visita al Museo della pesca di Caslano. Ad accogliere gli illustri ospiti, Gianrico Corti, presidente del Museo del Malcantone, del quale il Museo della pesca è una importante sezione. Anzi, come ha sottolineato Corti, la più importante struttura su questo tema presente in Svizzera e meta di appassionati, di scolaresche e turisti provenienti da tutto il Paese e anche dall’Estero. È stata l’occasione per illustrare agli ospiti, accanto alla attuale cospicua serie di oggetti in mostra, che presentano la storia e l’attualità della pesca, anche il progetto di nuova sede museale a lago, sempre a Caslano. Un grande impegno che ha potuto contare , oltre che su molti finanziamenti, su un determinante aiuto da parte del Governo ticinese, seguito in particolare dal presidente Gabriele Gendotti, al quale è stato assicurato che la nuova realtà potrà essere inaugurata agli inizi della primavera del 2010, offrendo una struttura più ampia e dinamica. Il curatore Maurizio Valente con Piercarlo Parini hanno illustrato alla Landamana glaronese Marianne Dürst e ai suoi colleghi, come pure al Presidente del Governo ticinese Gabriele Gendotti e ai colleghi Patrizia Pesenti e Marco Borradori, le varie sezioni del museo: in particolare ha destato molto interesse la ricostruzione in scala della peschiera delle anguille. Successivamente a Madonna del Piano, gli ospiti, ricevuti dal conservatore del Museo del Malcantone Bernardino Croci Maspoli, hanno potuto visitare i resti della peschiera sulla Tresa e il Casotto del pescatore, didatticamente restaurato per rammentare l’importanza che ha avuto in passato anche a livello commerciale e non solo regionale l’attività della pesca delle anguille.
 
Parole di benvenuto del presidente del Museo del Malcantone ai membri dei Governi glaronese e ticinese in visita il 28 agosto 2009 al Museo della pesca

Quale presidente del Museo del Malcantone sono lieto di dare il più cordiale benvenuto a voi membri dei governi dei Cantoni Glarona e Ticino.
Accanto a me vi presento Bernardino Croci Maspoli, conservatore del Museo etnografico del Malcantone di Curio e Maurizio Valente, curatore del museo della pesca di Caslano.
Il museo della pesca è una sezione esterna del Museo del Malcantone.
È stato realizzato qui a Caslano 16 anni fa ed è il più grande e completo museo sul tema della pesca in Svizzera. Altre piccole strutture esistono a Eglisau,Kreuzlingen, Netstal, Neuhausen am Rheinfall e Zugo.
Nel corso di questi anni un numero sempre maggiore di oggetti ha arricchito l’offerta. Questa casa è divenuta molto piccola. Grazie ad un importante sussidio del Cantone Ticino e di altri sponsor l’anno prossimo sempre a Caslano verrà inaugurata una sede più grande e moderna vicino al lago: un luogo decisamente più adatto al tema della pesca.
Per noi un grande impegno, ma siamo certi che offrirà un maggiore richiamo per chi ama la pesca, per chi desidera conoscere la storia e l’attualità di questo tema.
Non solo per il Ticino, ma per tutta le Svizzera. Non solo per le scuole, ma anche per i turisti.
Vi invito ora a seguire il nostro collaboratore signor Parini per una breve visita e ancora vi ringrazio d’aver scelto il Malcantone. Auguro a tutti una bella giornata.Grazie.

(versione letta in svizzero tedesco)

Als Presidänt vom Museo del Malcantone freuts mich sehr, d'Regierigsverträter vo dä Kantön Glarus und Tessin begrüesse z'dürfe. Näbe mir gsehnd Sie dä Herr Bernardino Croci Maspoli, Konservator vom ethnographische Museum vom Malcantone in Curio, und dä Herr Maurizio Valente, sines Zeiche Kurator vom Fischereimuseum in Caslano.

S'Fischereimuseum ghört als externi Einheit zum Museo del Malcantone. Es isch vor 16 Jahr da in Caslano baut und gründet worde und isch s'gröschte Museum über s'Thema Fischerei i dä Schwiiz. Anderi chlineri Strukturen existieret no z'Eglisau, in Chrüzlinge, Netstal, Neuhuse am Rhifall und in Zug.

Im Verlauf vo dä Ziit händ immer meh Usstelligsobjekt s'Agebot agricheret. Das Huus isch somit chliner und änger worde. Dank enere grosszügige finanzielle Unterstützig vom Kanton Tessin und andere Sponsore wird nöchschts Jahr e neus und moderners Gebäude entstah, und zwar grad am See. Also amene sicherlich passende Ort für es Fischereimuseum. Das wird vo ois sicher es grosses Engagement verlange, aber mir sind dä überzügig, dases für die Lüt, wo sich für d'Fischerei, ihri Gschicht aber au ihri aktuelli Bedütig interessieret, es spannends Erlebnis sii wird. Und zwar nöd nume fürs Tessin, sondern für die ganzi Schwiiz; nöd nume für d'Schuele, sondern au für d'Turischte.

Ich lade sie jetzt ganz herzlich ih, oisem Mitarbeiter Herr Parini z'folge, wo sie für e churzi Visite durs Museum begleite wird, möchti ihne vorher aber namal danke, dass sie sich für dä Malcantone entschiede händ. I dem Sinn wünsch ich allne no en wunderschöne Tag. Viele Dank.

Giove pluvio, il re degli dei dell’Olimpo greco, dispensatore della pioggia, di tuoni, fulmini e saette si è fatto perdonare. Se l’anno scorso la festa del museo della pesca non ha potuto aver luogo a causa del maltempo, questa volta il tradizionale incontro nel giorno della festa del Corpus Domini ( 11 giugno 2009) ha ripagato alla grande organizzatori e collaboratori (una trentina) : sole, caldo e soprattutto quasi un migliaio di ospiti.

Grande lavoro per le cucine che hanno messo a disposizione oltre 500 porzioni di polenta e pesce. Molta convivialità alle buvette e ai tavoli. Generosa la partecipazione ai giochi: quest’anno vi era poi la novità della vaschetta colma di trote. Si trattava di individuare il peso di una bella famiglia di Salmonidi: ha vinto un orologio del valore di 700 franchi chi ha valutato il peso complessivo di kg 3,805. Accanto al consueto accompagnamento musicale di un’orchestrina, da segnalare anche le note di concerto della Filarmonica Armonia di Curio- Castelrotto, che hanno allietato tutti i presenti.

Festeggiato pure un grande e munifico amico del museo e fondatore (più 40 anni fa) della sagra del pesciolino di Caslano, Pietro Wenger (nella foto, ritratto con Maurizio Valente, Gianrico Corti e Bernardino Croci-maspoli): il museo gli ha fatto dono dei due volumi dedicati alla pesca nel Canton Ticino e lo ha gratificato con un diploma incorniciato quale “amico straordinario”. L’appuntamento ora è per il 2010, quando la festa coinciderà con l’inaugurazione della nuova sede del museo a lago, in via Meriggi.

Giovedì 11 giugno, in occasione della solennità del Corpus Domini, al Museo della pesca di Caslano (in via Campagna) si tiene la tradizionale festa per gli amici di questa singolare ed importante struttura museale.

L’incontro di quest’anno assume, comunque, una valenza particolare, in quanto è l’ultima volta che la manifestazione – all’insegna dell’amicizia e della convivialità – ha luogo nell’ampio giardino del museo. Infatti, come noto, sono in corso i lavori di ristrutturazione di Villa Carolina che, a partire dall’anno venturo, accoglierà l’esposizione permanente in riva al lago, ai bordi del frequentato sentiero escursionistico di Caslano. Qui si potrà disporre di spazi appropriati per valorizzare meglio la variegata e ricca collezione di oggetti, immagini, documenti e quant’altro sulla pesca del passato ma anche di quella odierna. Sarà un museo moderno ed invitante, oltre che più razionale e didatticamente interessante.


Questo intervento costruttivo comporta un ingente onere finanziario, per cui si conta molto sull’aiuto e la comprensione di tutti coloro che hanno a cuore questo museo e le sue finalità storico-documentaristiche oltre che squisitamente culturali. Ecco perché si attende un numeroso pubblico per la festa dell’11 giugno, che si aprirà alle ore 11 con l’aperitivo del pescatore, mentre il pranzo (a partire da mezzogiorno) offre la gustosa possibilità di consumare pesce in carpione e al cartoccio con polenta, come pure formaggi, torte e caffé. L’incontro al Museo della pesca, ovviamente, sarà rallegrato da musica e da una lotteria con ricchi premi, in un contesto familiare e piacevolissimo. In caso di cattivo tempo, questo abituale e simpatico raduno verrà rinviato a domenica 14 giugno.

Dopo il successo riscontrato nell'edizione dello scorso anno, anche nel 2009 il Museo ha aderito all'iniziativa "Giornata dei musei".

L’anguilla è un pesce apprezzato fin dall’antichità e da tempi immemorabili lo si è pescato lungo la Tresa, prima che dighe e chiuse ostacolassero le sue incredibili migrazioni per il Mar dei Sargassi, dove l'animale adulto si riproduce. È dunque uno degli animali più esperti in materia di viaggi. Per questa ragione, in linea col tema “turismo” adottato per la Giornata dei musei 2009, il Museo del Malcantone e il Museo della Pesca vi invitano a visitare il

Casotto dei pescatori di Madonna del Piano.

17 maggio 2009
10:00 - 13:00


Si invita a posteggiare in zona Madonna del Piano (sulla cantonale fra Ponte Tresa e Luino), attraversare la strada alla rotonda e raggiungere la Peschiera di Sotto percorrendo il breve tratto di sentiero lungo la Tresa.

Venti itinerari, di cui quattro dedicati ai disabili, descritti con una apprezzabile oltre che documentata puntigliosità, illustrati con fotografie, disegni e cartine; appunti su tutto quanto s'ha da sapere per una proficua, esaltante uscita di pesca.

Non meno significative ed utili le annotazioni circa i pesci che popolano le nostre acque, che fanno la gioia di tutti i pescatori, accompagnadoli passo dopo passo nel sottile piacere di aggangiare il persico o la trota, il gardon oppure il luccio, il cavedano piuttosto che il coregone. Altri quindici testi riguardano gli ami, i galleggianti, le girelle, le zavorre, le esche naturali, i nodi, i mulinelli, le canne di bambù, l'abbigliamento, l'alimentazione, la pesca a mosca, la pesca invernale sui laghi, la telematica al servizio dei pescatori, passato e presente del temolo. In sostanza, si offrono molte ed istruttive risposte agli interrogativi di sempre: come si pesca? dove si pesca? con quali tecniche? con quale attrezzatura.

Raimondo Locatelli

I nostri laghi offrono una buona quantità di pesce. Ma, in genere, i consumatori si rivolgono soltanto, o quasi, a quello cosiddetto «pregiato», come persico, lucioperca, trota e coregone, mentre sono piuttosto indifferenti – sempre dal profilo gastronomico – nei confronti di pesci della «classe intermedia», come tinca, carpa, luccio e agone, ed assumono anzi un atteggiamento praticamente ostile verso il «pesce bianco», come gardon, cavedano, scardola, ecc.

Non c’è affatto – ad eccezione, in parte, proprio sul Lario – una cultura del pesce di lago, mentre un tempo le specie oggigiorno piuttosto... disprezzate o comunque neglette rappresentavano il principale sostentamento per le popolazioni dei nostri paesi in riva a Ceresio, Verbano e lago di Como. Ci sono comunque incoraggianti seppur ancora timidi segnali che vanno nella direzione di incentivare il consumo di pesce locale, compreso quello meno «nobile», nella consapevolezza oltretutto che è un prodotto sano, genuino, nostrano, fresco, variegato nei gusti, ruspante e quant’altro. E ciò vale anche – sul lago di Lugano – per il tanto vituperato gardon, le cui proprietà stanno sorprendendo un buon numero di estimatori della buona cucina. Certo, non è facile vincere la tradizione secondo cui, perlopiù, ci si rivolge al pesce di mare, che però è da importazione, è surgelato, arriva da chissà dove.  Il pesce di lago, insomma, si presta per una miriade di piatti deliziosi, variati, scintillanti nei gusti, originali, persino fantasiosi dal profilo del ricettario. Sul Ceresio, ad esempio, è in atto un esperimento da parte di un gruppo di pescatori semi-professionisti, che – grazie alla collaborazione fornita dallo Spaccio Ittico di Noranco – puntano decisamente ad una maggiore imprenditorialità e, soprattutto, ad un miglior sfruttamento della risorsa ittica, alla base indubbiamente di un’alimentazione equilibrata e sana, non da ultimo all’insegna della qualità del prodotto.

Anche in Italia, a cominciare dalla Lombardia, vi è una «riscoperta» dei prodotti tipici lacustri, tradizionali ed innovativi, lavorati e conservati, per il corretto sfruttamento di una risorsa rinnovabile. Si assiste così ad un crescente interesse per tutti i prodotti alimentari «tipici» «locali» «tradizionali», «biologici», grazie soprattutto ad un vasto progetto Interreg (sono coinvolte alcune province lombarde oltre al Canton Ticino), che ha per finalità proprio quella di valorizzare il pesce pescato nei nostri laghi, avendo esso tutte le potenzialità per rispondere alle caratteristiche oggi più ricercate, così da entrare a pieno titolo nei panieri dei prodotti tipici locali. L’importante è però riuscire – come si propone appunto l’impegnativo programma Interreg messo a punto da Carlo Romanò dell’Amministrazione provinciale di Como per il settore pesca e che di recente ha ottenuto il placet della Regione Lombardia – a definire meglio le caratteristiche intrinseche dei nostri pesci, il valore nutrizionale, la salubrità, l’origine, la corretta conservazione, puntando nel contempo a promuoverne la conoscenza e la qualità.

È in quest’ottica che – nel contesto di Regio Insubrica – si intende realizzare un libro di ampio respiro (autore Raimondo Locatelli che in Ticino ha già scritto diversi libri, fra cui un’autentica enciclopedia sulla pesca in Ticino, mentre l’editore è la Graficomp SA di Lugano-Pregassona) nel quale, appunto, mettere in evidenza tutta una serie di elementi per far conoscere al grande pubblico i pesci del Lario, del Verbano, del Ceresio, del lago di Varese, come pure di alcuni laghi brianzoli e del Varesotto. Si vuole privilegiare le ricette, antiche ma anche moderne, per gustare, apprezzare, esaltare il pesce insubrico, fornendo altresì tutta una serie di informazioni sulle modalità per la conservazione (fresco o congelato, in carpione, ecc.), sulla preparazione (pulizia, sfilettatura, ecc.), su come si cuoce (bollito o lessato, arrosto, fritto, alla griglia, al cartoccio, ecc.), senza dimenticare gli ingredienti, le salse, l’olio, le erbe aromatiche, i contorni, i vini, ecc.

Un libro, insomma, di informazioni semplici ma preziose per «gustare» a pieno titolo il pesce di casa, quello dei nostri laghi. Ma per realizzare il libro l’autore Raimondo Locatelli e l’editore Graficomp – che contano sulla preziosa quanto insostituibile collaborazione di esperti del settore, primi fra tutti proprio il prof. Ettore Grimaldi, il presidente dei pescatori comaschi Giovanni Guglielmetti, il dott. Carlo Romanò, ecc. – hanno estremo bisogno dell’aiuto di pescatori e non, nella speranza di ricevere un vasto campionario di ricette e consigli preziosi su come «trattare» il pesce in cucina. Devono essere ricette «nostrane», adatte per i nostri pesci. Per ogni ricetta occorre fornire i dati essenziali: per quante persone, la quantità da cucinare, i tempi di cottura, le modalità di trattamento, ecc. ecc. Ogni ricetta deve considerare anche nome, cognome, indirizzo e reperibilità (telefono o e-mail) di chi fornisce i vari menu. Sarà poi premura dell’autore sottoporre le ricette (ne attendiamo un gran numero, considerando il maggior numero possibile di specie ittiche) ad una giuria, che selezionerà le migliori, garantendo comunque che il libro (di svariate centinaia di pagine e riccamente illustrato) ne conterrà molte e di diversificato interesse. Chiedete lumi alle mogli, alle amiche, alle cuoche, alle mamme, alle nonne. L’importante, ribadiamo, è avere un ventaglio estremamente variegato di ragguagli, informazioni, consigli, su come preparare un antipasto, oppure  un primo, un secondo piatto, un piatto unico o una specialità. Possono essere inviate anche più ricette da una persona, ma ciascuna ricetta va inviata separatamente, ricorrendo all’apposito formulario reperibile sul sito www.graficomp.ch, scrivendo il titolo della ricetta, gli ingredienti, l’esecuzione, il proprio indirizzo completo, l’indirizzo e-mail, il telefono, il fax. 
Il tutto è da trasmettere quanto prima alle Edizioni Graficomp SA, casella postale 20, CH- 6963 Pregassona, tel. 0041 (91) 935 00 80, fax 0041 (91) 930 87 09, oppure servendosi del formulario nel sito www.graficomp.ch/lamiaricetta.

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