Negli ultimi anni, sono state intraprese varie iniziative a favore del recupero dell’alborella, specie di rilevante interesse faunistico nonché di notevole interesse per la pesca locale, sia professionale che sportiva. Così, a partire dal 2003 sono state messe in atto attività finalizzate a produrre materiale da ripopolamento, a partire da letti di frega realizzati direttamente in ambiente lacustre, attraverso la posa –  su aree di frega del Verbano – di ghiaia pulita in grado di richiamare le alborelle in attività riproduttiva.

La ghiaia era collocata in cassette di plastica per rendere più agevole il successivo trasporto. Le uova deposte venivano poi trasferite in recinti protetti sul Ceresio e su altri laghi del Varesotto. Tuttavia, se nei primi anni di sperimentazione tale metodologia, nonostante la laboriosità delle attività, ha dato buoni ed insperati frutti, nelle annate più recenti la resa di frequentazione, da parte della specie, dei letti di frega è stata pressoché nulla.

Riproduzione «guidata» in vasca a Brusino Arsizio
Pertanto, nei tempi più recenti si è cercato di sperimentare nuove metodologie di intervento per sostenere la specie, oramai in declino in molti bacini prealpini e da anni scomparsa nel lago di Lugano. A tale fine, è stata riproposta l’esperienza di riproduzione «semi-controllata», realizzata dall’avannotteria di Abbiategrasso, in provincia di Milano. Il progetto – come sottolinea il dr. Cesare Puzzi dello Studio Blu Progetti SAGL di Pregassona, che ne è il coordinatore tecnico-scientifico in stretta collaborazione con il collaboratore scientifico dell’Ufficio cantonale caccia e pesca dr. Bruno Polli – ha comportato il recupero di un nucleo di riproduttori di alborella nel Verbano, il loro stoccaggio e svezzamento (nell’incubatoio di Brusino Arsizio gestito da Assoreti) a mangime artificiale in vasca esterna di cemento (integrato con qualche immissione di zooplancton vivo catturato da Elio Polli nel Ceresio), e la posa in vasca di cassette di ghiaia al momento riproduttivo. Le uova, deposte in più riprese da giugno ad agosto, sono state trasferite in truogoli di schiusa, per poi essere rilasciate nel lago – a riassorbimento del sacco vitellino avvenuto – nel bacino di Ponte Tresa, in corrispondenza del canale Cantonetti.


Aumentano i numeri e si affinano le tecniche
Quest’esperienza, realizzata per la prima volta nel 2008, ha dato risultati insperati, comunque assai incoraggianti e tali da indurre l’Ufficio federale dell’ambiente a richiedere che si faccia altrettanto, e anzi ancora di più, nel 2009. L’alborella, sottolinea il dr. Bruno Polli, è diventato «un progetto con una sua precisa importanza», non da ultimo considerando che questo pesce figura nella lista delle specie minacciate, per cui l’autorità federale – in stretta collaborazione con quella cantonale e le rispettive federazioni di pesca (FTAP ed Assoreti) – invita a fare il possibile per il recupero e il reinserimento di questo pesciolino così importante per la catena alimentare nel contesto del nostro patrimonio ittico. In questo senso, nel nuovo anno saranno aumentati i numeri ed affinate le tecniche, con la viva speranza che si possa riuscire a ricostituire un ceppo significativo di alborelle nel lago di Lugano.


24.500 avannotti liberati in 7 occasioni
Ma vediamo alcuni dati significativi di quanto realizzato nel 2008, sulla base del dettagliato rapporto che il dr. Cesare Puzzi ha illustrato (in una recente riunione al Museo della pesca a Caslano, su iniziativa di Ezio Merlo) ad un gruppo di pescatori e dirigenti delle due federazioni nonché di società al di qua e al di là del confine sul lago Ceresio. A inizio febbraio 2008, è stato prelevato con quadrato dal Verbano, nella zona di Porto Ronco, un nucleo di circa 7 chili di adulti di alborella, con la garanzia di utilizzare un ceppo perfettamente in linea con quello del Ceresio. Gli esemplari catturati sono stati stabulati in una vasca esterna, di forma rettangolare, presso l’impianto ittiogenico di Brusino Arsizio. Sino alla fine di giugno non è stata osservata alcuna deposizione, presumibilmente a causa delle basse temperature dell’acqua di alimentazione della vasca. Con l’intento di aumentare le probabilità di riuscita dell’intervento, a partire dal 6 maggio sono state realizzate svariate pescate di sfoltimento nell’area scelta come idonea per il rilascio degli avannotti prodotti, mirate a ridurre la presenza di specie ittiche in grado di esercitare una forte pressione predatoria sulle larve o di competere con esse e di vanificare quindi gli sforzi effettuati.  Le pescate di sfoltimento sono state eseguite da Rolf Müller. Complessivamente sono stati catturati: 624 chili di gardon, 58 chili di boccalone, 38 kg di lucioperca, 31 kg di persico, 21 kg di carpa, 14 kg di tinca, 1 chilo di barbo e 4 svassi.
Il 24 giugno si è avuta la prima attività riproduttiva e, pertanto, si è provveduto al trasferimento delle cassette con le uova nei truogoli interni e alla pronta sostituzione di queste ultime con cassette nuove con ghiaia pulita. Le alborelle hanno deposto in più ondate, fino a tutto il mese di agosto. Dal trasferimento delle cassette nei truogoli è stata osservata la schiusa delle larve entro 4-5 giorni. Nei successivi 2-3 giorni è stato riassorbito il sacco vitellino, ed è stata valutata la perfetta mobilità e attività delle larve all’interno dei truogoli. A quel punto erano pronte per il trasferimento ai luoghi di semina, bonificati da gran parte dei predatori.
Al fine di minimizzare le perdite dovute alla predazione in lago, sono state individuate zone particolarmente idonee per il rilascio del novellame di alborella prodotto, ossia un’area a canneto, facilmente recintabile con reti e con  sponde che degradano dolcemente, nel bacino di Ponte Tresa, in zona Stretto di Lavena, in cui risultava peraltro facile effettuare le pescate di sfoltimento precedentemente descritte. Qui, il 9 luglio, con l’intervento dei guardapesca, sono state posate diverse fascine di legno, affondate ai bordi del canneto, per creare dei rifugi per le giovani alborelle, che potranno qui nascondersi e restare al riparo dai predatori.
Complessivamente, sono stati seminati 24.500 avannotti di alborella nel corso di sette immissioni, dal 9 luglio al 21 agosto.


Verso l’impiego di gabbie flottanti?
La metodologia di intervento adottata nell’ambito del Progetto di recupero nel lago di Lugano – osserva sempre il dr. Cesare Puzzi – si è rivelata particolarmente vantaggiosa ed efficace, soprattutto grazie alla relativa semplicità con cui è possibile controllare tutto il processo di riproduzione e alla facilità con cui vengono recuperate le uova, attraverso lo spostamento dei truogoli di incubazione delle cassette con la ghiaia, per consentirne la schiusa. Visto il buon esito registrato nel 2008, come detto l’esperimento sarà ripetuto nel 2009 e, con buona probabilità, anche negli anni a venire, nella speranza che – con sforzi ed impegno costanti, seppur piccoli – si possa raggiungere il risultato tanto sperato.
I risultati, certo, sono per intanto modesti, ma quel che conta è il successo dell’operazione, ovvero si è constatata la fattibilità del progetto. In questo senso, è un piccolo progetto ma con grandi ambizioni. Per l’immediato futuro, come detto, si calcola si prelevare dal Verbano circa 30 chilogrammi di alborelle per «depositarle» nell’incubatoio di Brusino Arsizio, affinché producano un buon numero di uova da cui poi nasceranno diverse decine di migliaia di avannotti da seminare nuovamente nel golfo di Ponte Tresa. Nel frattempo, qualche sporadica apparizione di alborelle si registra, in base a precise e circostanziate segnalazioni  di pescatori e garisti. Certo, è ancora presto per dire che si tratti di alborelle seminate in questi ultimi anni, oppure di pesci immessi di... straforo da qualche volonteroso, oppure ancora di alborelle nate nel lago Ceresio. L’importante, come si è sottolineato nella riunione promossa in occasione della presentazione del rapporto sull’alborella, è insistere, magari utilizzando più punti di raccolta, stabulazione ed immissione dei nuovi nati, individuando in tutto il bacino del lago di Lugano (e quindi anche i tratti di competenza delle province di Como e di Varese)  le zone più adatte a questo tipo di operazione.
Anzi, dal presidente della Federazione ticinese di acquicoltura e pesca Urs Luechinger è venuto l’esplicito invito ad avviare uno studio di fattibilità per l’impiego di gabbie flottanti nel lago, come già avviene con successo per i coregoni e con ottimi risultati pure per l’allevamento di altre specie ittiche. 

di Raimondo Locatelli
Articolo uscito sul «Corriere del Ticino» l’8 gennaio 2009.

Nell’anno 2008 soddisfacenti risultati nella pesca di trote e luciperca, ma note dolenti per l’allevamento di Maglio di Colla e per il depuratore del Piano della Stampa.

Lorenzo Beretta Piccoli, a conclusione del suo primo anno di presidenza della Sezione pescatori golfo di Lugano affiliata alla Ceresiana, ha stilato un bilancio positivo nel corso dell’assise svoltasi al Palacongressi. In vista della frega del pesce persico, a febbraio si è proceduto a sostituire un centinaio di alberelli natalizi nelle postazioni subacquee. A giugno, malgrado il tempo poco clemente, è stato organizzato il corso per i ragazzi (una quarantina): si è insistito sulla necessità di avvicinare maggiormente i giovani a questo sano e piacevole passatempo. D’altra parte, anche quest’anno la festa del 1. maggio e la Festa d’autunno hanno riscontrato un successo incredibile.

Per quel che concerne la pesca, il presidente ha rilevato come la trota lacustre abbia fatto registrare catture interessanti per la taglia (un esemplare di 6 chili, record assoluto, ma anche diverse trote tra 1,5 e 2,5 kg), tuttavia numericamente inferiori rispetto al 2007. Per il persico, i risultati sono simili a quelli dell’anno precedente, anche se – complice una primavera piuttosto «umida» – le catture si sono avute più tardi. Il lucioperca ha invece riservato grandi soddisfazioni sia agli amanti della pesca alla traina che ai lenzisti, per quantità e taglia. I pescatori, abituati a ricchi cestini di lavarelli, forse quest’anno saranno rimasti un po’ delusi, tuttavia i più assidui hanno potuto ritagliarsi le loro soddisfazioni.

Nota dolente invece per la produzione ittica nell’incubatoio di Maglio di Colla:i risultati sono decisamente inferiori alle aspettative, tuttavia con il nuovo allevatore Giorgio Imperiali sono date le premesse per ottenere nuovamente i quantitativi necessari ad un costante e mirato ripopolamento . La situazione, ha rilevato Beretta Piccoli, è solo in parte soddisfacente per quanto concerne il depuratore al Piano della Stampa: non tutti i lavori prospettati sono stati realizzati, per cui le acque del Cassarate e del golfo ancora non danno tutte le garanzie di qualità che è lecito attendersi. L’assise ha bocciato due proposte poste in consultazione dalla Ftap: la riduzione (da 12 a 6) delle catture giornaliere per trote e salmerini e il posticipo al 15 ottobre della chiusura per la trota iridea esclusivamente nei laghi e bacini al di sopra dei 1200 metri.

Dopo il tradizionale prologo del 20 dicembre, con l’apertura della pesca alla trota lacustre dalla barca, le altre gare sono in calendario a Santo Stefano e Epifania.

rai

Corriere del Ticino, 24.12.2008

I Mondiali di pesca al colpo, stavolta, sono stati disputati in un canale a Spinadesco, in provincia di Cremona. La massima competizione a livello internazionale è stata vinta dai fortissimi inglesi, seguiti da San Marino e dall’ Italia.
La squadra rossocrociata – costituita dall’esperto Jacques Beillard, con i romandi Jean-Jacques Iseli (in forza al CPS Chiasso), Daniel L’ Eplattiniere e Georges Weidner (Le Vangeron di Neuchâtel), lo svizzero tedesco Gerhard Heuenschneider (Wynau)e, soprattutto, due giovani ticinesi:Roberto Cuomo del Club pescatori di Chiasso e Andrea D’ Ermo (al suo debutto in un Mondiale) del neonato Pesca Team Ceresio – ha ottenuto, davanti a 20.000 spettatori, un brillantissimo, eccellente ottavo rango su ben 37 nazioni! Si è così lasciata alle spalle squadre ben più blasonate, come l’ Olanda (nona), il Portogallo (decimo), la Francia (addirittura 23.esima)e la Spagna (24.esima). Significative anche le prestazioni nella classifica individuale in seno al team rossocrociato:Infatti, Jean-Jacques Iseli – dopo una prova da incorniciare il sabato – è riuscito a ripetersi anche la domenica con un eccellente settimo posto. Una nota di merito va peraltro espressa anche per i due ticinesi: Roberto Cuomo ha confermato tutta la sua classe, offrendo due belle prestazioni e soprattutto regolari; Andrea D’ Ermo, al suo debutto in un Mondiale, dopo aver sofferto il sabato, si è riscattato alla grande la domenica, fornendo una prestazione di tutto rispetto (nel suo settore è riuscito a battere il 5 volte campione del mondo Alan Scotthorne).

Ral, Corriere del Ticino, 29.11.2008

Ridurre le catture per salvaguardare il futuro della pesca. La proposta votata dalla Spom stenta a fare presa

Da parecchi anni a questa parte, i pescatori, in Ticino, sono chiamati a fare i conti con una sensibile diminuzione delle prede. Le catture in fiumi, torrenti e laghetti alpino sono in costante calo. Le ragioni di questo stato di cose sono molteplici: deflussi minimi insufficienti, alvei devastati da eventi naturali (quando non artificiali, come gli spurghi dei bacini idroelettrici), inquinamento delle acque a più livelli, proliferazione incontrollata di specie di uccelli ittiofagi e, non da ultima, un'eccessiva pressione di pesca. Lo scorso mese di gennaio, a Caviglia-nò, in occasione dell'Assemblea della Società di pesca Onsernone e Melezza (Spom), l'ex presidente della stessa, Jean Claude Rosenberger ha messo sul tavolo una proposta di quelle destinate a far discutere. Per arginare la continua diminuzione generalizzata delle catture di pesci nei fiumi e nei la-ghetti alpini, in sintesi, Rosenberger ha suggerito di ridurre da 12 a 6 il numero di catture di trote e salmerini giornaliero. Una misura incisiva a corto termine, che dovrebbe permettere una miglior tutela dei potenziali riproduttori naturali nei corsi d'acqua, salvaguardando pure quella sana in-terpretazione della pesca intesa come "svago e passatempo" e non come sfida tra lenze o fonte di sussistenza.
L'idea di diminuire la pressione sull'ambiente rappresenta, a detta dell'interessato, anche un chiaro segnale di sensibilità dei pescatori stessi verso un problema tanto sentito, mettendoli in una posizione più responsabile.
«È giusto che anche noi si faccia un passo in questa direzione - commenta Efrem Lonni, attuale presidente della Spom - anche perché avere deflussi d'acqua maggiori sembra impossibile e cancellare del tutto gli uccelli ittiofagi (aironi e cormorani) risulta essere una battaglia persa in partenza. Noi non siamo in grado nemmeno di dimostrare che sono in esubero, non avendo a disposizione un censimento e uno studio che avvalori questa teoria. Inoltre gli ecologisti non sono sicuramente dalla nostra parte quando si parla di abbattere a scopo di contenimento dei volatili protetti. Loro ritengono che la natura limiterà da sola gli uccelli in esubero. I pescatori non possono quindi risolvere da soli questo problema. Salvare il nostro patrimonio ittico dopotutto è un dovere e, al momento, questa è l'unica possibilità di intervento diretto efficace».
L'Assemblea della Spom ha accettato, a maggioranza (e forse anche un po' a sorpresa, confessa Rosenberger) la proposta. A quel punto, essa è stata trasmessa alla Federazione ticinese per una valutazione. Per diversi mesi, però, dalle alte sfere cantonali non è giunta risposta alcuna in merito all'emendamento da, eventualmente, poi inserire nello specifico articolo del Regolamento cantonale (art.22 del Ralcp, paragrafo 3).
Un 'no' e tanti 'ma'...
«A settembre, in occasione di una prima riunione tra i comitati delle società di pesca - prosegue Lonni - benché la nostra proposta non fosse stata commentata e dibattuta, è stata messa ai voti e bocciata senza remore e, ancor meno, motivazioni valide». Il Comitato direttivo cantonale ha fatto altrettanto. I due, però, non demordono, nella convinzione che, come spiega Rosenberger «sono molti i pescatori che la pensano come noi. Lo provano le attestazioni di stima e sostegno giunteci da più parti. Invitiamo costoro a far sentire la propria voce in occasione delle assemblee sociali». Secondo Lonni e Rosenberger, le regole del gioco possono ancora essere cambiate. «Se vogliamo che questa nostra idea metta radice - insiste Rosenberger - è necessario creare i presupposti per un dialogo con le istanze mantello, aprendo allo scambio di vedute e alla discussione. Non ci devono essere ordini di scuderia calati dall'alto punto e basta. Non parliamo aprioristicamente di torto o ragione; chiediamo semplicemente di riflettere sull'idea. Altrimenti un giorno, a causa delle catture esasperate, ci troveremo senza pesci. E, a quel punto, avremo ucciso anche le nostre emozioni... »    D.L.

La Regione, 17.11.2008

La specie ittica è fondamentale per sostenere la pesca professionistica sul lago

Risultati confortanti da uno studio commissionato dalla Delegazione svizzera della Commissione italo-svizzera per la pesca – Un tema da approfondire ulteriormente

Il coregone risorsa fondamentale per il mantenimento della pesca professionistica sul Verbano. È la conclusione alla quale è giunto un recente studio, avviato per iniziativa della Delegazione svizzera della Commissione italo-svizzera per la pesca. L’organismo ha dato avvio a due analisi relative, rispettivamente, alla verifica della compatibilità genetica del lavarello del lago di Como con quelli presenti nei laghi Maggiore e Lugano, nonché alla crescita dei coregoni del lago Maggiore. Per il momento non si hanno ancora le conclusioni sulla prima indagine, mentre la citata Commissione internazionale ha già preso atto degli esiti dell’altro studio, quello realizzato dal dott. Rudolf Müller sui fattori di crescita dei coregoni del Ve r b a n o.
Lo studio, come rileva l’autore, è stato commissionato per attualizzare le informazioni inerenti la crescita dei coregoni del lago Maggiore, immessi tra il 1860 e il 1880 (lavarello)e nel 1950 (bondella)e ben acclimatatisi. In effetti, hanno generato popolamenti tali da sostenere – quale specie principale – la pesca professionale su questo specchio d’acqua. Il Lago Maggiore ha vissuto, come tutti i grandi laghi europei, una fase di eutrofizzazione, che ha chiaramente influenzato la produttività dell’ecosistema acquatico e con essa anche la crescita individuale dei pesci e quella complessiva dei loro popolamenti. Le condizioni trofiche del lago, si legge sempre nella ricerca, sono tornate da oltre un decennio al livello di oligotrofia. Orbene, lo studio si prefigge di verificare se la crescita dei coregoni abbia di conseguenza subìto delle modifiche tali da rendere necessari approfondimenti tesi ad un adeguamento della gestione della pesca.
Complessivamente, è stata analizzata la crescita di 240 coregoni (114 lavarelli e 126 bondelle). L’attribuzione alla specie lavarello o bondella è stata effettuata sia tramite il numero delle branchiospine, sia in base alle caratteristiche di crescita. Vista la parziale sovrapposizione dei due intervalli numerici per il numero di branchiospine, un’attribuzione certa non è sempre possibile con questa metodica. Utilizzando il criterio della crescita nel primo anno di vita (raggio del primo annulo sulla squama), si ottiene una separazione molto netta tra le due popolazioni.
Il dottor Rudolf Müller, tenendo conto anche della composizione del pescato in relazione all’età e alla lunghezza dei pesci, è giunto a diverse interessanti conclusioni. Il lavarello e la bondella, ad esempio, rimangono tutt’oggi due forme chiaramente separate dal profilo morfologico (numero branchiospine), da quello della crescita e pure da quello riproduttivo. Inoltre le due popolazioni sono ancora prosperose e danno un concreto contributo alla pesca di mestiere. Entrambe le specie presentano caratteristiche di crescita chiaramente diverse e la crescita media sembrerebbe essere diminuita negli ultimi decenni. Una gestione differenziata delle due specie rimane indispensabile. Il ricercatore segnala poi come le attuali condizioni trofiche del lago Maggiore siano tali da consentire sia la riproduzione naturale degli esigenti coregoni, come pure una discreta produzione. Per una valutazione del ruolo e dell’importanza dei coregoni per la pesca professionale e per una verifica dell’adeguatezza delle attuali norme di gestione, sarebbe opportuno intraprendere uno studio più approfondito sul pescato, per il quale i dati attualizzati in merito alla crescita potrebbero fungere da base alfine di poter considerare separatamente le due specie.
A questo punto, ci si augura che la ricerca possa continuare anche con il contributo della Delegazione italiana della Commissione italo- svizzera per la pesca.

Corriere del Ticino, 11 novembre 2008

II 2007 è stata una buona annata per la pesca, fatta eccezione per alcuni bacini artificiali sotto i 1.200 metri di altezza. Lo ha rilevato negli scorsi giorni L'Ufficio caccia e pesca del Dipartimento del territorio. In tutto sono state rilasciate 5.491 patenti annuali per la pesca dilettantistica (424 in più rispetto al 2006). Inoltre 70 pescatori hanno ottenuto la patente speciale per la pesca del temolo (53 nel 2006).
Il lago più generoso si è rivelato essere il Verbano, che ha fruttato ai pescatori dilettanti 6.688 chili di pesce: un incremento del 28% rispetto all'anno precedente. In particolare sono stati catturati lucci (+140% rispetto al 2006), trote (+ 70%), coregone (+34%) e pesce persico (in tutto due tonnellate, circa 800 chili in meno rispetto al 2006). Quello pescato nel Verbano è il 'bottino' più consistente dal 1996, anno in cui si cominciò a raccogliere i dati della pesca dilettantistica. Sempre nel lago di Locamo, la pesca professionale (di agone, pesce bianco, coregone e pesce persico) ha invece subito una flessione del 15% rispetto al 2006. La pesca nel Ceresio è stata invece meno copiosa, sia per quella dilettantistica (circa 16.700 chili, pari al -22% rispetto al 2006) sia professionale (-23%). Da notare il calo di tutte le specie importanti, eccetto il pesce bianco: «Un risultato atteso - comunica l'Ufficio caccia e pesca -perché alle annate di grande abbondanza (2006) si alternano periodi meno favorevoli».Nei corsi d'acqua l'anno scorso sono stati pescati 54.497 trote e 329 pesci temolo (in totale il 5% in più rispetto al 2006). L'Ufficio ha riscontrato un aumento delle catture nei bacini imbriferi della Maggia e del Brenno e nei corsi d'acqua del Sottoceneri. Infine, nei laghi alpini e altri bacini le catture di trota salmerino ( 20.597 esemplari) sono aumentate del 7%. In calo del 22%, invece, il pescato nei bacini sotto i 1.200 metri.

La Regione, 3 ottobre 2008

A Pura, lungo il fiume Magliasina, sta rifiorendo un'attività ittica che alleva, in sintonia con la Natura, trote con i marchi Bio e Ticino.

A pochi passi dalla caotica rete viaria, in zona di Caslano, si nasconde un piccolo paradiso, popolato da oltre 100mila pesci, allevati con cura dai fratelli Jàger. Il bosco, i pascoli, il fiume Magliasina e le montagne fanno da cornice alla piscicoltura di Pura. Un luogo dove ci si immerge in un'atmosfera particolare, caratterizzata dal rumore dell'acqua che scorre e che si butta nelle vasche, oppure dal guizzo delle trote che cercano un po' d'aria o tentano di risalire la corrente.
Dopo tante vicissitudini che hanno contraddistinto il passato dell'attività malcantonese, avviata negli anni Trenta dal padre Jàger, nel 2003 la produzione è ripresa a pieno regime grazie al sostegno della regione Malcantone, del comune di Pura e del Cantone che hanno dato un decisivo appoggio a Oscar Gattoni, il titolare della società e ai fratelli Alessandro e Rodolfo. Il problema maggiore, l'irruenza degli aironi, abili predatori di pesci e vettori di malattie, è stato risolto alla base con la posa di efficienti reti di protezione. Fatto questo, il volatile non ha più infastidito le trote.
L'acqua è un fattore decisivo nella buona riuscita dell'opera e quella della Magliasina ha il vantaggio di essere ben ossigenata e di offrire le condizioni ottimali da marzo fino ad agosto. "Captiamo l'acqua della Magliasina, un fiume le cui temperature d'inverno scendono fin verso un grado e d'estate salgono oltre i diciasette, valore ottimale per l'accrescimento. L'entrata dell'acqua avviene per caduta e dopo essere passata nelle vasche naturali, con fondali d'argilla, riprende il suo percorso verso valle e la foce di Castano" indica Alessandro. Le incognite e gli inconvenienti sono però sempre in agguato: il freddo invernale frena lo sviluppo delle trote, la siccità estiva può provocare carenza d'acqua e
surriscaldamento, creando condizioni delicate per l'insorgere di malattie. Le alluvioni e le forti piogge causano inoltre sovente improvvisi innalzamenti della portata del fiume che obbliga i fratelli Jàger a intervenire tempestivamente per regolare il flusso d'acqua.
La piscicoltura di Pura è in stretta sinergia con la sede di Lostallo, permettendo di affrontare meglio queste problematiche. Nelle vasche mesolcinesi, alimentate con acqua di sorgente che garantisce condizioni e temperature costanti durante tutto l'arco della stagione, si può dunque far fronte a eventuali emergenze e dedicare le vasche alla riproduzione e all'allevamento degli avannotti che cresceranno in seguito a Pura. "La disponibilità di due centri di produzione è molto utile e l'allevamento ha ripreso a pieno regime" spiega Alessandro. "Oggi, sommando i quantitativi di Pura e di Lostallo, possiamo produrre circa sessanta tonnellate di pesce all'anno".
L'altro elemento degno d'attenzione, oltre chiaramente alla pesca e alla vendita del prodotto, è l'alimentazione. L'occhio esperto nota dall'atteggiamento delle trote, da come mangiano e dalla vivacità, il loro stato di salute. Il foraggio
è formato da farine di pesci di produzione biologica, dato che la piscicoltura di Pura può fregiarsi della gemma Bio e la vendita avviene in seguito tramite i due maggiori distributori elvetici. Per rallevamento malcantonese si aggiunge inoltre il Marchio Ticino che garantisce l'origine del prodotto e che si dimostra sempre più un label apprezzato e ricercato.
La vita delle trote è molto lunga se si paragona agli allevamenti di polli. "Dalle uova, agli avannotti, agli adulti di una lunghezza di 25-30 centimetri trascorre un periodo tra un anno e mezzo e i due anni, a seconda del periodo e dall'individuo; l'allevamento avviene interamente da noi" spiega ancora Jàger. Le trote vengono infatti spanciate (eviscerate) a mano e anche la coltura delle uova è un'operazione manuale effettuata dagli abili fratelli malcantonesi.
Una vasca ospita delle trote di dimensioni imponenti: sono le riproduttrici che serviranno per la produzione di uova. La spremitura avviene in gennaio e febbraio, quando alle femmine vengono prelevate le uova che verranno messe in una vasca speciale. A quel punto toccherà ai maschi essere spremuti in modo che lo sperma vada a fecondare le uova. Passeranno quasi due
anni  prima che gli avannotti,  i  "cuccioli"  di pesce, diventeranno pesci adulti.
Nei nostri fiumi troviamo soprattutto la Trota fario e nei laghi quella lacustre. Invece, la specie allevata dalla piscicoltura di Pura è la Trota iridea, di origine nordamericana, che si trova in natura in tutta Europa. È un pesce di medie dimensioni
simile alle trote tipiche; rispetto alla fario la forma corporea è più compressa ai lati e più tozza, con la testa più piccola e il muso più ottuso; la bocca è armata di denti sia sulle mascelle sia sul palato e sulla lingua; ha occhi grandi e scaglie molto piccole; la livrea è argentea, macchiettata di nero, con riflessi verdastri sul dorso e un'evidente fascia di colore rosa che corre lungo i fianchi; le pinne, caudale e dorsale, sono completamente picchiettate di nero. Nell'habitat tipico (fiumi pedemontani, torrenti di fondovalle e laghi alpini) può raggiungere la taglia massima di settanta centimetri e sette chilogrammi. A Pura, per chiare ragioni di vendita e di consumo, la crescita si limita però ai classici 250 grammi.
La passione per la fauna ittica ha trattenuto Jàger nel Malcantone dove continua ad allevare con orgoglio e piacere i suoi pesci: "Sono nato e cresciuto accanto alle vasche delle trote, iniziando ad aiutare mio padre. Poi dopo qualche esperienza all'estero ho continuato l'attività assieme a mio fratello" ci confida Alessandro che proprio oggi sta preparando una consegna consistente per la distribuzione. "I quantitativi di vendita dipendono dalla richiesta. Riceviamo l'ordine e procediamo alla pesca e all'eviscerazione". Possiamo dunque essere sicuri che al negozio acquisteremo una trota fresca, pura e locale. Dall'acqua della Magliasina agli scaffali passeranno infatti al massimo 24 ore e, anche grazie al Marchio Ticino, potremo ritrovarla con facilità nei grandi magazzini. "Per pescare, spanciare e imballare mille trote occorrono circa tre ore di lavoro" spiegano i fratelli mentre preparano gli ultimi imballaggi per questa spedizione. Nei periodi di maggior richiesta i due piscicoltori potranno beneficiare di qualche aiuto supplementare per soddisfare le domande in modo efficiente.
Il futuro dell'attività sembra dunque essere ben pianificata, come illustra Gattoni: "Stiamo aumentando gradualmente la nostra produzione, sempre nei limiti imposti dall'agricoltura biologica, che fissa a venti chilogrammi di pesci per ogni metro cubo di acqua, la densità massima consentita; adeguando la produzione alle richieste di mercato intendiamo crescere progressivamente".
Le direttive di BioSuisse prevedono tra l'altro norme sulla riproduzione e l'allevamento, sugli stagni, che vanno accuditi ogni giorno e devono essere provvisti di una possibilità di rifugio. Almeno il 10% della superficie dell'acqua di ogni singolo bacino deve essere permanentemente in ombra e a Pura questo è garantito sia da alberi sia da apposite reti. La qualità dell'acqua è assicurata da periodiche analisi su temperatura, pH, tenore d'ammoniaca e di ossigeno. Quest'ultimo è molto importante per la crescita delle trote. Cascate o torri cribrose poste lungo il percorso d'afflusso dell'acqua permettono di arricchire naturalmente l'acqua del prezioso gas.
Per il fiorente allevamento le numerose direttive sulla produzione biologica non sono un problema gravoso e fanno ormai parte del normale lavoro giornaliero. La pesca è per ora pianificata in tre giorni settimanali, ma calcolando l'interesse crescente per i prodotti locali e stando alle intenzioni della Piscicoltura di Pura, pare scontato che ben presto i fratelli Jàger avranno bisogno di un aiuto per soddisfare la crescente richiesta di trote.

Elia Stampanoni
Agricoltore ticinese, 29 agosto 2008

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Le musée de la pêche est situé à Caslano, où il a été ouvert au public en 1993. L'exposition permanente, qui comprend plusieurs centaines d'objets, est aménagée dans six pièces sur deux étages. Dans le parc sont exposées trois barques de pêche anciennes équipées, deux provenant du Ceresio (lac de Lugano) et une du Verbano (lac de Locarno).

Pendant ses premières dix années d’activité, le musée n’as pas cessé de croître, devenant ainsi rapidement une composante importante de l’offre culturelle tessinoise. Les modifications de l’espace dédiée aux expositions ont été nombreuses. En particulier, les responsables ont essayé de rendre plus agréable la visite, en exploitant le plus possible les espaces disponibles. Le développement constant des activités du musée a permis d’atteindre le limite structurelle de l’immeuble actuel, empêchant ainsi le développement de ses activités.

Le déplacement du Musée de la pêche dans la Villa Carolina permet de résoudre les problèmes d’espace et de localisation qui se manifestent aujourd’hui. En effet, le nouvel emplacement permet une meilleure liaison avec les flux touristiques et les résidents du village de Caslano, permettant ainsi la création de nouvelles synergies à plusieurs niveaux. Le musée devient ainsi plus visible et accessible, permettant aussi de résoudre la contradiction d’un musée qui se trouve aujourd’hui privé de « son » lac.

Le but du dossier Villa Carolina (disponible en italien et en allemand, format PDF) et de présenter synthétiquement les principaux éléments du projet du nouveau musée de la pêche de Caslano. Il s’agit tout d’abord de décrire les principales caractéristiques du musée et de la Villa Carolina, pour ensuite aborder les questions économiques et de contenu du projet. La faisabilité du projet dépend en large partie des ressources financières qui seront mises à disposition, en évitant un endettement avec des instituts de crédit qui rendrait la gestion du musée très difficile.
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Aperto da aprile a ottobre. Orario: martedi, giovedi e domenica, 14.00-17.00; luglio e agosto dalle 16.00-19.00
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